Audi sportback… (strane storie estive V)

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In brutti periodi di droga…

Il mio istinto di sopravvivenza era in totale allarme. Avevo paura… una paura folle. Erano le due di notte ed ero a bordo di un Audi a3 sportback.
– Ti piace questa macchina Ciro?-
– Certo, è stupenda… ma rallenta! -
 Mi tenevo al bracciolo dello sportello. La velocità era alta; e se lo dicevo io, era alta davvero. Per fortuna il mio cuore teneva ancora, anche se batteva all’impazzata.
– E’ 2000 a benzina… e ha 170 cavalli… non la ferma nessuno!-
– Ci credo… la curva! Quella è una dannata curvaa! -
Onorio prese la curva a pelo a circa 180 chilometri l’ora. Fortunatamente a quest’ora in città non c’erano molte macchine ma quella velocità era folle anche avendo a disposizione entrambe le corsie. Follia pura.
Guardai Onorio.
Guidava con una mano sola, mentre con l’altra si tastava le tasche cercando qualcosa.
- Ciro, vedi se trovi un accendino… –
– Non dirmi che vorresti accenderti una sigaretta ora? –
– Certo…-
– Fammi guidare a me e tu fumi… – gli implorai fissando la strada.
– No, tranquillo, sto bene! –
– Comunque, qui l’accendino non c’è. La curvaaaa! Usa l’accendisigari e cristo rallenta! –
– E’ rotto! –
– Madò… non funziona niente in questa macchina! Secondo me, i miei 10000 euro li dovresti accettare per questo catorcio! –
– Chèè? Catorcio? Guarda qua! -
Onorio spinse l’acceleratore a tavoletta.  Restai incollato al sediolino per una decina di secondi e lì capii che dovevo starmene zitto. La strada non riuscivo più a vederla. Vedevo solo cose sfrecciare velocissime.
Onorio a guardarlo sembrava calmo e tranquillo. Come se tutto questo fosse normale routine per lui. O per dir meglio, quello non era ancora il suo limite, mentre il mio era già stato superato alla grande.
 Tum tum tum..
. Tum tum tum..
. Curva a destra, curva a sinistra… rotonda. La macchina sembrava pendere dal mio lato ma teneva bene la strada. A un certo punto Onorio iniziò a smanettare con lo stereo. Mise un pezzo di Ligabue per farmi contento. Poi abbassò la mano e girò al massimo la manopola dell’aria calda. Non capivo il perché (in pieno agosto). Il mio cuore batteva così forte che avevo un tremore che si diffondeva per tutto il corpo. Alzò la musica. Urlando contro il cielo. la più bella… e forse la più adatta. Non cantavo… non riuscivo a seguire le parole. La mia mente era uno scorrere continuo di pensieri, ansie e paure. Ogni incrocio, ogni rosso, ogni stop non rispettato, ogni sorpasso, ero lì con le unghie piantate nel sediolino.
 Veloce..
. Tum tum..
. Sempre di più..
. Tum tum..
. Un rettilineo. Sapevo che lì Onorio avrebbe dato il meglio di se. Lungo il bordo strada c’erano i pali dei lampioni che si susseguivano a oltranza, oltre a un basso muretto. Non c’era nessuna macchina. Niente, solo noi e la strada. Lunga e diritta sotto di noi. Onorio oltrepassò i 200, il suo contachilometri scintillante era stupendo. Avrei voluto avere anch’io una macchina così. Lo guardai. 
Lo guardai e stranamente mi fidavo di lui. Sbagliando…
 TUM TUM…TUM TUM…
 Onorio si avvicinò sempre di più al bordo della strada dalla mia parte. Sembrava una cosa calcolata al millimetro. Vedevo il bordo sempre più vicino, i lampioni sfrecciarmi accanto, uno dopo l’altro, in rapida successione… sempre più vicino… e…
– Oooooo atteen… -
SPAAAAAAKKKKKK

Mi abbassai dal lato di Onorio. I miei riflessi erano ancora vivi nonostante l’alcol trangugiato quella sera.
Mi alzai. Onorio continuava a correre come se niente fosse successo. Guardai fuori dal finestrino. Lo specchietto dell’Audi sportback era completamente disintegrato. Distrutto. Una cosa inguardabile. Era rimasta solo la povera freccia penzolante appesa a un filo. Avevo gli occhi sgranati. Lo specchietto aveva preso in pieno un lampione e non ne era rimasto più niente. Guardai il finestrino e ringraziai il cielo di averlo chiuso, altrimenti quello specchietto mi sarebbe schizzato in faccia.
– Ciro, ma ho per caso rotto lo specchietto? – disse Onorio, con la tranquillità di uno che chiede se ha vinto o no il Napoli la domenica precedente.
– Nooo… Non è che l’hai rotto… L’hai completamente polverizzato! Non c’è più niente! –
– Davvero Ci? –
– Rallenta un po’ e dai un’occhiata tu! –
– Aèè, sai quanto costa quello specchietto? –
– Spara! –
– 400 euro! –
– Azz, complimenti allora! Onorio, io te lo dico, pigliati sti 10000 euro per questa macchina! –
– No, ma che! Lunedì la porto ad aggiustare!-
– Tu si che stai bene! –

Finalmente arrivammo a destinazione. Ci fermammo un po’. Lo stereo e l’aria calda continuavano a girare.
Guardai Onorio con aria interrogativa e gli domandai:

– Onorio, spiegami una cosa… perché hai acceso l’aria calda? –
– Che ne so Cì… sto ubriaco! Spegnila pure! – disse sorridendo,
lasciandomi per un istante senza parole. Non perché guidasse ubriaco… capita spesso, ma questa cosa dell’aria calda a manetta il 21 di agosto, mi lasciò ammutolito.
Spensi l’aria. Guardai Onorio e gli dissi.
– Al ritorno guido io… –
– Non esiste proprio! Guido io! E ora sbrighiamoci! Che il tizio ci sta aspettando! –

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