Seicentoventi (III)

Libretto Ducati monster 620

3.

Tornai in casa con un unico pensiero: ottenere quella moto!
Il problema era racimolare i soldi necessari in contanti per il giorno dopo.
Erano le 22 di un venerdì…

Mi fiondai sulla poltroncina e accesi il pc. Aprii tutti i siti delle banche in cui avevo un conto. Sapevo già che molti di loro erano praticamente vuoti, ma non si sa mai…
– Vuoto… Vuoto… Uh! 100€ fantastico! Vuoto… vuoto… –
Chiusi tutto demoralizzato. Il sogno si stava lentamente allontanando da me.
Guardai un grafico ancora attaccato al muro e ricordai che avevo da parte delle azioni in un conto investimento. Non erano molte, ma forse, spremendole come delle arance, poteva uscire qualcosa. Guardai il calendario che, attentamente mi ricordava che il giorno successivo era un sabato.
–       Merda… la borsa è chiusa di sabato! –
Avrei dovuto attendere Lunedì per sbloccare quei soldi. Ma lunedì sarebbe stato troppo tardi e quella moto sarebbe finita chissà dove. Non dovevo permetterlo. Certo… avrei potuto trovare altre moto… magari più belle. Ma quella lì, non so per quale strana ragione mi aveva colpito. Ero rimasto estasiato e affascinato da quel non so cosa di misterioso. Si vedeva che era una moto che aveva vissuto parecchio. Una vera dura che aveva visto più strade di me. Aveva vissuto chissà quante storie… e le storie, si sa, che mi piacciono un sacco.
“Cosa posso fare?” mi chiesi riguardando la foto che le avevo scattato.
Mi buttai sul letto distrutto. Il mio sogno, piano piano, sembrava dileguarsi sopra di me mentre il gin mi faceva compagnia.

mezzanotte

Aprii gli occhi di colpo. La testa mi girava da un po’. Guadai il cellulare distratto e uscii sul balcone a prendere un po’ d’aria. Era notte e in strada alcuni ragazzi facevano baccano visibilmente ubriachi. Sorrisi e subito dopo mi venne in mente un’idea.
Afferrai il cellulare e composi un numero. Mentre bussava, cercavo le parole giuste da dire.
–       Pronto Ciro! –
–       ****** dove cavolo sei?! C’è una musica assordante! –
–       Cosa? Ah sì! Sono a un concerto! –
–       Sì, chissenefrega… ascolta, mi serve un favore importante… anzi! Importantissimo! –
–       Vita o morte? –
–       Più o meno… mi servono 1800€… –
–       ahahhahhahhahahhaha –
–       Suuu non ridere! Sono serio! –
–       Mannaggia a te! A cosa ti servono! Anzi no! Non lo voglio sapere! –
–       Meglio! Altrimenti non me li daresti! –
–       E chi ti dice che te li do! –
–       Poche storie! Mi servono domattina… in contanti… prima delle dieci! –
–       Tu… non… stai… bene! –
–       Era un sì? –
–       Ahhhh…. Vai a dormire Ciro… ci vediamo domani… –

 

 continua…

Seicentoventi (I)

Chiavi Ducati Monster 620

1.

 

La pallina rossa volteggiava nell’aria per poi finire nella mia mano. Girovagavo per la stanza pensieroso. Ero a Milano da pochi giorni e già sentivo il peso della solitudine sulle spalle. L’estate era finita, e, bene o male, qualche cosa di divertente s’era pur rimediato.
Mi sedetti a gambe incrociate per terra continuando a far rimbalzare la pallina sul pavimento.
Non mi sentivo soddisfatto. Avevo gli occhi spenti e l’anima che pulsava come una tenera fiammella al vento, invece di ardere di passione come il suo solito. Avevo una strana angoscia interiore che cercavo di debellare.
Voglia di vivere zero.
Voglia di pensare tantissima.
Guardai le pareti della mia stanza. L’avevo tassellata di fogli appiccicati con lo scotch. Grafici di borsa, tecniche d’investimento, notizie economiche importanti…
Il mondo della borsa mi ha sempre affascinato. E’ un mondo che studio da quando avevo diciotto anni. Cominciò come un gioco e poi cominciò a piacermi giocare con i soldi. Purtroppo in questa società devi rispettare le regole e le regole dicono che devi avere una laurea per far capire agli altri quello che già sai fare. Mi avvicinai a una parete. Era affisso un vecchio grafico dell’andamento del petrolio. Sorrisi nel vedere la quotazione del 2007 prima della crisi. Non ci voleva un genio per prevedere tutto il casino che abbiamo vissuto. Purtroppo nessuno guarda i grafici… sappiamo solo lamentarci!
Afferrai quel foglio e lo strappai dal muro. Strappai anche quello a fianco e l’altro ancora.
Maledetto tempo… ne avessi un po’ di più…
Quell’anno mi ero deciso ad abbandonare la borsa per dedicare più tempo ai miei esami universitari.
Tristezza…
Mi buttai sul letto, circondato dalla miriade di fogli che avevo strappato dai muri.
La mia vita doveva cambiare. Niente più mattinate a scannarci sui mercati. Si passava alla vita dello studente pendolare.
Tristezza…
All’università avevo già dato gli esami più belli, restavano solo quelli noiosi e rognosi prima della laurea. E dovevo darmi una mossa.

Mentre ragionavo sulla mia vita, squillò il cellulare.
Un messaggio.
Mi rigirai nel letto scricchiolando tra i fogli. Allungai una mano per raggiungere il comodino. Afferrai il Blackberry e lessi l’email che m’era arrivata. Era una di quelle email pubblicitarie di annunci. Scorsi la lunga lista di annunci milanesi senza troppa attenzione per poi spegnere e ributtare il cellulare sul comodino.
Rituffai la testa tra i cuscini. Lasciai una mano penzolante a picchiettare il comodino. Respiravo lentamente fino a quando, all’improvviso, ebbi un lampo nella mente. Il cuore iniziò a battere, la fiamma dell’anima si riprese e alzai di scatto la testa per fissare il cellulare. Con un rapido gesto lo afferrai e mi misi a sedere sul letto. Riaprii l’ultima email e la lessi più attentamente. Tra gli annunci ce n’era uno che m’interessava parecchio. Lo lessi.
Cavolo! E’ fantastica! Devo averla!
Alla fine dell’annuncio c’era scritto che scadeva quel giorno. Guardai l’orologio:
19:36
“Chiamalo!” Mi urlò l’istinto.
“Ma ti sei ammattito?” Urlò la mia coscienza.
Così presi da parte istinto e coscienza e gli dissi: mettetevi d’accordo ragazzi!
Dopo una breve colluttazione vinse l’istinto.
Composi il numero frettoloso.
–  Pronto Massimo? –
–  Sì, mi dica… –
–  Ho letto il suo annuncio e… –
[…]

–  Bene… sembra tutto a posto! – gli dissi.
–  Solo che, come hai letto, domani non sarà più disponibile. Quindi, posso fartela vedere solo stasera, se per te non è un problema. – continuò il tipo dell’annuncio.
–  Nessun problema Massimo! Ci vediamo stasera sotto casa mia! –

 

 

continua…

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