Fidati… (strane storie estive IV)

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Foto: la mia mano timbrata all’Ariano FolkFestival.

4:00 am

Triiiiiiii…. Triiiiiii…

Un cellulare squillava nella notte. La sua vibrazione muoveva leggermente i fili d’erba attorno a sé. Una mano timidamente lo prese. Osservò il nome…

– Pronto Ciro? – disse la persona sconosciuta.

– Si sono io, ma tu chi sei? –

Poco prima…

Tum..

No… stavolta non era il mio cuore ma la testa di Enzo che batteva sul finestrino a ogni scossone dell’auto. Anche William dormiva profondamente. Aveva la testa buttata all’indietro dato che la punto di Luca non aveva i poggiatesta.
Ero in mezzo a questi due e davanti c’erano Andrea e Luca.
– No gira di qua Andrea… – diceva luca cercando di far da navigatore.
– Lo so, Lo so! Invece  di rompere organizza una sigaretta! – rispose Andrea indicando il sacchetto del drum.

Tum..
Tum..
Mentre Luca rollava il tabacco, Andrea si mise le mani in tasca alla ricerca di qualcosa.
– Dove cazzo ho messo il cellulare? –
Si muoveva pericolosamente mentre guidava. Eravamo in autostrada e una mossa sbagliata sarebbe stata fatale. Oltretutto eravamo un po’ alticci dopo la serata al concerto.
– Cazzo il cellulare! Non lo trovo!! – esclamò Andrea.
– Rilassati… starà qui da qualche parte nella macchina! – disse Luca con in bocca il filtro.
– Ora provo a chiamarti…- dissi.
Il telefono squillava, ma in ma macchina non si sentiva nessuna “strana” suoneria.
Anche Luca si era messo a cercarlo dopo essersi acceso la sigaretta.
– Niente Andrea… bussa, ma non lo troviamo! Provo a chiamare di nuovo… –
Tuuu..

Tuuu..
Click..
– Pronto Ciro? –
– Si sono io, ma tu chi sei? –
– Ho trovato questo cellulare nel prato… –
– Grande! – disse Andrea che stava ascoltando la conversazione tra me è lo sconosciuto.
– Senti… come possiamo riprendercelo? –
– Allora… io sto in campeggio qui ad Ariano… –
– Digli che torniamo indietro a prenderlo… – disse Andrea senza nemmeno farlo finire di parlare.

– Ok… allora noi tra mezz’ora siamo di nuovo lì. Poi ti richiamo. – dissi allo sconosciuto.
– Cazzo! Mi sarà scivolato dalla tasca quando ci siamo stesi sul quel maledetto prato! –
– Già… ma ora come facciamo a tornare indietro? Siamo sull’autostrada! –
– Ora facciamo inversione da qualche parte!- disse Andrea.
-No! Sei un pazzo! – disse Enzo che, per l’occasione, si era svegliato.
– Tranquilli ragazzi! Fidatemi di me… –
Ero dubbioso… come tutto il resto della compagnia. A parte Willy che continuava a dormire.
– Ecco… ora mi giro! Fidatevi! Lo so! L’ho fatto già una volta!-
– Non lo fare Andrea! Ci faranno la multa! Oltre a, vabbè, tipo rischiare la vita… –
– No ma che sarà! Ci parlo io con il casellante!-
Mi trattenei dal fare commenti per non risultare sempre il solito rompiscatole. Un pochino però, mi fidavo di Andrea. Non so… ma stranamente lo reputavo una guida affidabile. Sarà stato l’alcol o forse perché accanto a lui c’era Luca, quindi anche un terrorista islamico mi sarebbe risultato affidabile.
Facemmo inversione in un punto aperto dell’autostrada. Avevamo percorso quasi metà del percorso verso casa e ora tornando indietro avremmo azzerato il tutto. Andrea continuava a dire di non preoccuparci, che si sistemava tutto lui.
Casello.
– Cazzo! C’è solo il coso automatico. – disse Andrea visibilmente preoccupato.
– Cazzo non si alza la sbarra! Non possiamo passare! –
– Spingi il bottone di aiuto! –
Andrea diede una botta sul grande bottone rosso. Dopo un po’ rispose un uomo di mezza età molto, ma molto, assonnato.
– Si? –
– Buona sera… senta… noi non riusciamo a uscire… abbiamo messo il biglietto ma la sbarra non si è alzata… –
– Ora controllo… – disse il signore dopo uno sbadiglio.
La megapalla era andata, ora bisognava aspettare.
– Ecco ragazzi. Ora vi stamperò uno scontrino. Prendetelo. –
La voce sembrava sicura. Lo scontrino usci e Andrea lo prese.
73 euro di multa per inversione in autostrada.
– Cristo! Richiamalo al volo! – disse Luca.

Click
– Sii? –
– Senta, abbiamo preso lo scontrino… ma dice che dobbiamo pagare 73 euro? –
– Ragazzi… voi avete fatto inversione sull’autostrada. E’ già tanto che vi è andata bene che non c’era una pattuglia. Domani andate a un Punto blu… e raccontategli che vi si è rotta la macchina o che avete avuto un problema… o che cazzo ne so! Forse non vi faranno pagare niente. –
– Ok… buonanotte… –
– Buonanotte! E basta con le cazzate stanotte! – Il tipo ci ammonì e attaccò bruscamente l’interfono. In macchina per qualche secondo regnò il silenzio. Oltrepassammo la sbarra che si era aperta e poi:
– L’avevo detto io! – disse Enzo – Sull’autostrada ste stronzate non si possono fare! –
– Dai ragà… non vi preoccupate… la pago io se si deve pagà. – rispose Andrea.
Io osservavo divertito i vari dibattiti che si stavano creando. La cosa bella era che non era la prima volta. In passato avevo già assistito a scene simili.
Perché erano fatti così… testardi fino al midollo. La prima regola che imparai in quel gruppo era che quando Luca diceva “Fidati” era l’ultima cosa da fare… ma da quel giorno la applicai anche ad Andrea.
Mezz’ora dopo arrivammo di nuovo al paesino, dove si era tenuto il concerto. Io e Luca scendemmo dalla macchina e cercammo questo tipo che aveva il cellulare di Andrea.
– Eccoli! – dissi puntando il dito nella direzione di un ragazzo che sembrava familiare.
Ci avvicinammo a passo svelto. Il ragazzo era lì con la sua ragazza… o quello che sembrava.
– Grazie ragazzi… ci avete salvato. – disse Luca.
– Figuratevi… noi eravamo lì sull’erba quando è squillato e l’ho preso… –
– Grazie ancora… buonanotte cumpà! –
– Buonanotte cumpà! –
Tornammo velocemente in macchina e dopo aver imprecato contro Andrea e avergli dato il cellulare partimmo a volo.
Sperando che la nottata non avesse in serbo altre sorprese…

– Ragazzi! Che ne dite di una spaghettata a casa di Luca? –

Ariano FolkFestival.. (strane storie estive III)

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Stavo per   svenire… fortuna che quei ragazzi m’hanno tirato su…

– Parcheggiamo lì… no aspetta… anche lì c’è posto. –
– Che palle queste salite… la macchina non ce la fa! –
– Ecco… parcheggiamoci qua. –
Eravamo arrivati ad Ariano Irpino. Sani e salvi direi. I 60 chilometri erano volati tra una battuta e l’altra, un pezzo di musica e un sorso di vino. Eravamo lì e ci toccava solo trovare il luogo del concerto. Imboccammo un vicoletto e seguimmo delle persone che camminavano avanti a noi. É sempre stata un’ottima tecnica quella di seguire le persone. Perché la gente sa sempre dove andare.
– Ragazzi aspettatemi! –
Luca zoppicava visibilmente. S’era fatto male al piede in uno dei concerti dei giorni passati.
– Tutto bene Luca? – gli chiesi mentre lo aiutavo con una spalla.
– Certo! Tanto ci ho messo un chilo di Lasonil e una fasciatura ben stretta. Sono a posto!-
– Se lo dici tu! Non lo sforzare troppo però, stasera. –
– Ma cheee! Io mi devo divertì! –
– Se la metti così, inizia a camminare da solo! –

Scendemmo diverse scale fino ad arrivare a un largo spiazzo. C’era un sacco di gente. Appena sentimmo la musica, impazzimmo e ci mettemmo a correre nella direzione del concerto. Proprio come dei pazzi scatenati, zompettavamo a destra e sinistra come cavallette evitando persone e cose, fino a raggiungere la folla che si era formata sotto il palco.

La musica aumentava di ritmo e vivacità. Lo Ska era la base di tutte le canzoni di quella sera. Guardai Luca e i ragazzi. Non volevo perderli di vista. Ci mettemmo in cerchio e prendemmo le nostre bottigliette piene di vino.
– Facciamo un brindisi alla serata! – disse Andrea sistemandosi il cappello nero sulla testa.
Accostammo le bottigliette e il vino andò giù in una lunga sorsata.
L’aspro sapore m’inondò il palato. Scese velocemente nello stomaco come se fosse acqua fresca e la testa cominciò a girare. Vedevo tutto sfocato.
Un’altra sorsata…
La musica aumentava…
Shantel – Disko Partizani.
Gli strani violini e le fisarmoniche m’entrarono in testa. Sorridevo. Mi sentivo leggero come l’aria e ondeggiavo insieme alla folla.
Un’altra sorsata…
Non vedevo più i miei amici, chissà dov’erano finiti. Forse erano intorno a me e non riuscivo a vederli. La musica aumentava. La gente spingeva. Ero circondato da ragazze mal vestite e ragazzi rasta che cercavano di ballare.
Un’altra sorsata…
E questa era l’ultima. Gettai la bottiglia, chiusi gli occhi e cominciai a ballare. Lentamente mi avvicinai al palco. Lì c’era molta più gente e soprattutto partirono gli spintoni. Il cosiddetto “pogo”. Iniziai a ballare in tondo saltando al ritmo di musica. Mi scontravo con gli altri e gli altri si scontravano con me. Spallate… gomitate… spintoni… non si contavano. A un certo punto notai un tizio con una maglietta nera che si faceva strada facilmente tra la folla. Era William che, data la sua stazza, non aveva problemi a neutralizzare le mosse degli altri. Mi faceva ridere a crepapelle perché ballava imitando un pollo, come a voler sfidare tutti gli altri intorno a se.
Mi fermai un attimo per cercare con lo sguardo anche gli altri ma arrivò uno spintone fortissimo alle spalle. Caddi a terra. Scossi la testa e mi ripresi dalla botta. Per qualche secondo vidi a rallentatore tutti gli altri intorno a me ballare. Scarpe e gambe che si accalcavano. Sperai che nessuno mi colpisse ancora. Poi dei ragazzi mi tirarono su. Mi sorrisero e gli feci segno che andava tutto bene. Mi diedero una pacca sulla spalla e tutti insieme ricominciammo a ballare, come se fossimo un gruppo di amici affiatato. Stupendo… Ma cominciava a mancarmi l’aria. Il pogo si faceva leggermente più violento. Ero quasi al centro della benevola rissa. Ballando, cercavo di uscire dalla cerchia. Respiravo a fatica e mi mantenevo il petto con una mano. Il mio cuore sembrava impazzito. Finalmente fui fuori. Ma spuntò Luca davanti a me:
– Vai va!! – mi prese e mi buttò di nuovo al centro di tutto.
Cavolo pensai, ma ormai ero lì… e ripresi a ballare come un indemoniato. Chissà da dove mi veniva tutta quella energia. Non sentivo la stanchezza. Il mio corpo era come anestetizzato. Ballavo e mi divertivo. Sentivo la testa girare e la gente che spingeva da ogni lato. Ballavo in tondo… saltavo. Era una sensazione strana che mi piaceva. Mi sentivo vivo… e niente mi faceva più paura. Ritrovai tutti i miei amici. Erano intorno a me che ballavano e si dimenavano…

e dovevo ringraziare loro per avermi convinto a esser lì quella sera…

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