Frammenti di vita #14

Fiera dell'artigianato-2

Francesca, con gli occhi illuminati dai mille riflettori degli stand, spulciava tra oggetti variopinti e fiori di vetro.
– Bellissimo questo! Lo prendiamo? –
– No… l’unica cosa che prenderemo ora è una bella pizza! –
– Sei sempre il solito! –

Weekend finanziario (II)

Weekend finanziario 2-1-2

Foto: il mio fedele trolley da viaggio

Appena varcata l’entrata respirai un’aria densa di un vociare continuo, di suoni e rumori familiari, e luce.. tanta, tantissima luce. Feci un respiro profondo e tirai diritto come chi attraversa un percorso irto d’insidie. Scansai gli stands, evitai i promoters, cercai di non fissare le hostess per non attirarle verso di me con i loro volantini. Ero appena arrivato e non volevo caricarmi la borsa con gadjets e pubblicità. Avevo altro per la mente. Cercavo la sala Trader.
La troverò?

Per chi non è mai stato a questo genere di fiere, è importante sapere che spesso ci si perde all’interno di esse. Ogni anno, nell’immensa sala principale, costruiscono un vero e proprio labirinto di stands e da lì, una volta entrato,difficilmente si riesce a trovare la via giusta per la giusta meta. Infatti, mi ero perso.
Chiesi aiuto a una simpatica morettina allo stand dell’Unicredit.
– Scusami, cerco la sala trader… –
– Guarda, devi girare lì e percorrere il corridoio… –
– Grazie! –
– Tieni prendi una penna! Vuoi anche la borsa? Conosci già i nostri Certificates? Vuoi fare il nostro gioco? –
Ommioddio ho scatenato l’inferno, pensai.
Rifiutai ogni cosa con garbo e mi dileguai alla svelta cercando di passare inosservato anche alla hostess di Mediobanca che mi aveva adocchiato.

Arrivai alla sala, preoccupato di essere in ritardo e non trovare posto come sempre. Invece, ero in perfetto anticipo e di posto c’e n’era tanto. Mi sedetti e tirai un lungo sospiro di sollievo.

La sala aveva luci basse, in netto contrasto con l’ambiente della fiera. Ci saranno stati una trentina di persone sedute. Molte teste bianche, pochi giovani… Al centro uno scenografico ring da box con sopra, al posto dei due consueti pugili, due file di scrivanie. Quattro trader per lato e in mezzo una sorta di arbitro a moderare l’incontro.
Tutto artisticamente curato per far spettacolo. La vera sostanza però era la sfida. Ogni trader aveva la sua postazione con il proprio pc collegato alla rete e al grande proiettore della sala. Dietro di me c’era una zona dedita alla regia che controllava lo switch tra i vari schermi sul proiettore, cosicché anche il pubblico potesse osservare i movimenti dei vari trader. Dalle casse si sentì un forte suono di campana che mi destò, e la sfida sul ring partì. La sfida era semplice: guadagnare in borsa più soldi dell’avversario. I trader si sfidavano in coppie da due, come mostrava l’immagine che mandava il proiettore sul telo bianco. Tutto in reale, niente di simulato, soldi finti o robe del genere.
Soldi veri, mercato vero, rischio vero.
Una pazzia. pensai sin dalla prima volta che lessi di questa sfida. Sono dei veri pazzi! 
Penso che lanciarsi da un elicottero in mare sia meno rischioso. Io non lo farei mai, la sfida intendo. Sono d’accordo che per investire in borsa ci voglia un minimo di pazzia (altrimenti compri i Btp e stai a casa) ma qui si esagera.
Per far un paragone. Quando gioco in borsa, la mia stanza è completamente al buio. Non deve filtrare nemmeno un filo di luce. L’unica luce che devo vedere è quella dei miei monitor. Metto i tappi nelle orecchie per attenuare i rumori, m’imbottisco di caffeina e non opero fino a quando non sono perfettamente concentrato. Ovviamente dal lato tecnico curo ogni cosa. Fibra a 100 mega in lan per evitare perdite di dati, pc raffreddato per evitare che si surriscaldi e una cara e vecchia calcolatrice.
Ora, vedere quei tizi lì, su una piccola scrivania non loro, con un portatile collegato ad una chissà quanto precaria rete, osservati da tutti e interrotti a volte dal commentatore per verificare l’andamento della sfida, beh… concorderete con me quanta pazzia ci voglia per farlo con soldi veri.
Intanto la sfida era iniziata. Davanti a me, e ben visibile, avevo il volto del trader polacco che fissava impassibile lo schermo del pc. Era così serio e concentrato. Aveva la tipica fisionomia dell’est europa. Bianchiccio di carnagione, magro, occhi chiarissimi… aveva delle lunghe dita affusolate con cui si grattava il mento. Dal suo volto non traspariva niente… forse perchè non aveva ancora iniziato a giocare. Accanto a lui, sulla stessa fila, c’erano gli altri trader italiani, anche loro concentrati sui propri monitor.
Presi il portatile dalla borsa. L’avevo portato apposta per seguire le quotazioni insieme a loro. Dopotutto, sono un trader anch’io e per un trader il mercato è la sua droga…

Bid and Ask

 

 

La cravatta è uno degli indumenti che preferisco di più. Dona quel tocco di eleganza a colui che la indossa che non ha pari. Ovviamente sullo sfondo bisogna avere una giacca dal giusto taglio, una camicia intonata, dei pantaloni in piega e delle belle scarpe, altrimenti tutto è vano. Solo allora la cravatta può sprigionare ciò per cui è stata concepita. E nella sua semplicità, completa il quadro dell’eleganza come l’ultimo tassello di un puzzle. Adoro quando è qualcosa di semplice a produrre un grande effetto. Non solo per i vestiti, ma in tutte le cose.

Ero davanti allo specchio di casa in una fredda mattinata di fine ottobre. Ero quasi pronto per uscire. La mia figura nello specchio aveva qualcosa di diverso dagli altri comuni giorni. I capelli avevano abbandonato la cresta, appianandosi verso il basso, cercando di concedermi un po’ di serietà. Gli occhiali neri rettangolari tanto odiati ma necessari, mi rendevano un intellettuale moderno. Tolsi qualche braccialetto che sbucava inopportunamente dai polsini della camicia. Gli anelli, quelli no, non si toccano. Che vada a un concerto rock, a una cena elegante o a un esame di stato, quelli ci son sempre stati e ci saranno sempre.
Passai la cravatta sotto il colletto e tenendo i due lembi con le mani, cercai di ricordarmi i giusti movimenti per il nodo. Mi guardavo nello specchio come un professore che guarda un alunno impreparato. E agii senza pensare lasciando che l’istinto mi guidasse in questa strana prova. Risultato? Nodo perfetto al primo colpo. Mi specchiai per un secondo cercando di trovare una spiegazione plausibile a un gesto nato con la teoria ma diventato istintivo negli anni. Mi toccai la cravatta e strinsi il nodo ancora un po’ pensando a chissà quanti altri gesti compivo istintivamente senza accorgermene. Magari a volte l’istinto può agire anche sulle parole. Anzi quasi sicuramente. E il mio caratteraccio ne era una prova tangibile. Rassegnato, tornai in camera, presi il soprabito nero e la borsa, e uscii di casa.

Piazza Cordusio, il centro degli affari milanesi. Sede d’importanti banche nazionali e internazionali. Una tra tutte, l’Unicredit. Restavo sempre affascinato nel percorrere quelle strade. A un occhio poco attento potevano sembrare comuni strade, ma io sentivo il profumo di soldi ogni volta che facevo un passo. Guardando le vetrine delle banche, immaginavo che sulla mia testa stessero passando migliaia di euro in azioni, obbligazioni, fondi comuni… che transitavano virtualmente tra una banca e l’altra. E questi fasci immaginari s’imprimevano nella mia testa come ondate di vento caldo. Caldo, perché pensavo all’alternarsi delle quotazioni dei mercati e alla loro isterica frenesia che rendeva incandescente qualsiasi cervello umano. E qualcosa ne sapevo già…
Qualche centinaia di metri più avanti, svoltai per Piazza Affari. Sorrisi per l’ennesima volta nell’osservare il mastodontico dito di Cattelan. “Ancora non l’hanno rimosso…” pensai. “forse perché mette di buon umore!”.
Salii i gradini della borsa desiderando ardentemente di salirli ogni giorno.
Andai al banco informazioni per farmi stampare il badge.
– Nome? –
– Ciro F… –
Mentre la ragazza mi cercava al pc, mi voltai verso destra e intravidi un cartello che recava “ingresso dipendenti”. Un giovane appoggiò il suo badge dorato sul lettore e le sbarre ruotarono al suo passaggio. Guardai quel giovane in completo grigio che non avrà avuto più dei miei anni. Desideravo essere al suo posto. Entrare lì, al piano di sopra, e sedermi a una bella scrivania piena zeppa di monitor e calcolatrici. Chissà… magari un giorno…
– Ecco il suo badge… –
– Grazie! –

Quel badge mi permise di entrare nella sala congressi dov’era da poco iniziato il Trading online expo. Sulla soglia, mi sentii come un bambino che stava per entrare in un immenso parco giochi. E proprio come un bambino, mi perdevo con lo sguardo su tutte le attrazioni. Potevo far un giro sulle montagne russe rappresentate dalle società di brokeraggio speculativo; oppure fare un giro sul trenino a vapore come ETF e fondi comuni; c’era poi una bella ruota panoramica stabile e sicura che ti faceva vedere tutto dall’alto, come bot e obbligazioni; c’era il tiro a segno che, anche se non colpisci tutte le lattine, ti regalano qualcosa, come i certificates e i covered warrants; c’erano luci e proiettori… e schermi colorati che mostravano la bellezza delle diverse “giostre”, e tante avvenenti signorine che ti ammaliavano e invitavano a salire su.
Il paradiso per uno speculatore finanziario.

Cercando di attenuare il luccichio dei miei occhi presi il programma della giornata dalla mia borsa.
“Prima il dovere e poi il piacere…” pensai mentre mi dirigevo nella sala blu.
Il reale motivo per cui ero lì, era aggiornarmi sulle nuove tecniche d’investimento, su nuove piattaforme di gioco e su nuovi prodotti finanziari.
Entrai nella sala e una ragazza mi timbrò il badge con un lettore laser. Mi sedetti in un posto. Il relatore aveva già iniziato. Spiegava tecniche che già conoscevo. Tutta la platea era attenta e muta. Qualcuno nelle prime file fece una domanda e il relatore si alterò sentendo che l’astante usava una leva finanziaria troppo elevata.
– Vi brucerete tutto il capitale! – urlò amplificato dal microfono. – Dovete usare leve basse! Massimo 1 a 20! Usare leve alte è rischioso! Certo… si può guadagnare tanto ma non durerete! Una leva da 1 a 200 è un suicidio bello e buono! –
Un sorriso malizioso comparse sul mio volto. Il relatore aveva perfettamente ragione. Una leva alta comporta alti rischi e alti guadagni, e se male usata, potevi anche chiudere bottega.
Si deve partire dalla base e fare piccoli progressi. Ma la smania di ricchezza e d’investire come i grandi portò anche me a usare leve improponibili. I primi tempi, quando mi avvicinai per la prima volta a questo immenso mondo, usavo una leva di 1 a 400. In pratica, come nel più grosso casinò, potevo comprare le mie fiches da 400 al costo di un euro. Con mille euro potevo gestire 400’000 euro e lucrarci su. Ma capii sulle mie spalle e a mie spese ciò che il relatore sosteneva in quel momento. Negli anni ho fatto innumerevoli errori che per fortuna sono serviti tutti a darmi l’esperienza necessaria a sedermi nella sala.
Alla fine del seminario scesi al piano di sotto, dove si articolava un’altra sala con altri stand. Mi colpì subito quello di una banca svizzera. La conoscevo già da tempo ma non potevo permettermi il loro software perché aprire un conto da loro costava un pacco di soldi.
Una donna più alta che bionda mi si avvicinò. I suoi occhi azzurri scrutarono il mio interesse per quella banca d’investimenti.
– Posso aiutarla? – mi chiese.
– Si! Voglio quella piattaforma… e dammi del tu, ti prego. – sorrisi.
– Devi aprire un conto da noi e puoi far tutto ciò che vuoi… –
– Mi prestate anche centomila euro? Dovrebbe essere quello l’importo minimo – dissi pizzicandomi il mento.
– Per la sede in svizzera sì, ma da poco abbiamo aperto un’altra sede per i clienti retail… –
– Ah davvero? – il mio sguardo si posò su di lei e la mia attenzione lasciò per un attimo i grafici sul monitor.
– Sì, l’importo minimo per l’apertura sono 100 euro. –
Mi s’illuminarono gli occhi. – E la piattaforma è la stessa? –
– Sì, la stessa… –
– Spread variabili? –
– Uguale… –
– Posso vedere i volumi? –
– Si certo! –
– Ok… dove devo firmare? – dissi con cercata serietà.
– Mandami un’email con il tuo recapito e poi… –
Mentre la donna in tailleur m’illustrava i passi da fare per aprire il conto, giochicchiavo con il mouse del pc e annuivo col capo per darle sicurezza che la stessi a sentire. Ma la mia attenzione era tutta focalizzata a quel software. La piattaforma di gioco che desideravo da anni. Veloce, istantanea, con un’impressionante liquidità di mercato. “Finalmente un Ecn!” pensai, “Affanculo tutti i market maker che sono al piano di sopra…”
L’irresistibile voglia di giocare mi faceva tremare l’indice sul touchpad. Con il puntatore solleticavo il pulsante compra o vendi, o meglio Bid and Ask.
– Tutto chiaro? – mi domandò la donna.
– Si… tutto chiaro! Grazie delle informazioni, ci sentiremo presto! –

Sorridente me ne andai dallo stand. Ero eccitato all’idea di ottenere quella piattaforma il prima possibile. Mi diressi verso la sala dal nome: Area Scavi. Era una sala interrata ma visibile dal piano di sopra grazie a una balconata. E proprio lì mi fermai ad ascoltare, data l’immensa mole di persone sedute e in piedi. Appoggiai i miei gomiti sul parapetto e aguzzai le orecchie. Il relatore faceva il solito discorso su analisi e scelte da compiere per operare.
– Voi dovrete essere tre persone in una! Fare il lavoro di un analista tecnico, fondamentale e poi essere il braccio che opera come trader. Non è facile questa vita ed è molto sacrificante… –
“Già…” dissi sottovoce rassegnato, mentre il mio ottimismo scendeva sotto le suole. Essere un trader mi ha portato indirettamente ad avere problemi con la società, per non parlare delle ragazze…
Se non ci sei dentro, non riesci a capirlo… dicevo per discolparmi dal solito nervosismo stressante. Guardare i mercati è un’attività che ti porta mille pensieri togliendotene altri. Non ti fa dormire la notte… e sei sempre nervoso e iperattivo… e quando cerchi un po’ di calma devi sentirti le lamentele di chi non hai cercato per tutta la settimana. Avevo già vissuto ciò che diceva quell’uomo. Sapevo cosa significasse stare incollato a un paio di monitor e al cellulare quando eri in giro. Conoscevo lo stress dei grafici e la paura di fallire; l’ansia che ti uccide quando ti giochi anche ciò che non dovresti; la mente che ti brucia cercando tregua e gli occhi asciugati dall’insonnia di molte notti; per non parlare dei tremori alle mani e la voglia di uscire da quella prigione che è diventata la tua casa. Il tempo non conosce più limiti in un mercato aperto 24 ore su 24 e a volte i sogni si confondono con la realtà. Certe notti mi sono svegliato colto dalla paura di non aver chiuso le posizioni e andavo a controllare al pc. Certe notti non erano più notti o almeno lo erano al di fuori di una finestra chiusa a Milano, ma non a Tokyo o a New York.
A volte ho rischiato d’impazzire… e questo è solo l’inizio…

 

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: