Seicentoventi (VI)

Ducati monster 620 ruota-3

Riuscii a cumulare sì e no un paio d’ore di sonno.
L’ansia per l’esame della patente era troppa. Non potevo fallire. Era la conclusione del mio piano. Avevo progettato tutto nei minimi dettagli da 4 mesi a questa parte.
L’acquisto della moto…
La corsa per avere i soldi…
I giri interminabili per strappare un’assicurazione decente…
Le lunghe file alla motorizzazione per le decine di carte da sbrigare…
e, sudore e freddo per le ore spese a esercitarmi da solo…
Tutto questo all’oscuro dei miei genitori. Certo, potrebbe essere normale alla mia età. Ma i miei genitori sono della categoria degli iperprotettivi con l’aggravante dell’ossessività. Non potevo dirgli che avevo smesso da tempo di pagare l’abbonamento dei tram per gironzolare a bordo di una moto da 60 cavalli. Sarebbe stata una follia…

Ricordo di quella volta a 18 anni… ne combinai una delle mie e mio padre, furioso, durante la notte mi smontò la ruota davanti della mia piccola vespa. Cioè… lui s’era alzato presto per smontarmi la vespa! Poi era andato a lavoro.
Quella volta vinse lui…
Che avrebbe potuto fare ora?
Mi sa che la sua ira, qui non ha giurisdizione…

Mi girai nel letto. Timidamente, l’alba s’intrufolava nella stanza. Gianni, il mio migliore amico, dormiva su una brandina accanto a me. Quella mattina, aveva il compito di seguirmi con la macchina. Purtroppo, l’esame della patente A, da privatista, comportava la presenza di una macchina che seguisse il motociclista per l’esame pratico in strada. Le scuole guide a Milano avevano prezzi inaccessibili ed io ero quasi al verde. L’unico tentativo era quello e, dopo aver smosso mari e monti per trovare qualcuno che avesse una macchina per l’8 gennaio, mi parò il culo Gianni.
Lo guardai, pensieroso:

“Grazie stronzo… vale molto per me quello che stai facendo… forse potrei anche perdonarti quella cazzata che hai fatto quest’estate. Ricordi? Maledetto…
Ma ora sei qui… a dimostrare che gli amici ci sono, quando ne hai bisogno…
Grazie…”

Gianni continuava a dormire sereno. Guardai l’orologio e capii che era giunto il momento di svegliare tutti. Nell’altra stanza, insieme alle mie coinquiline c’era la mia ragazza, Francesca.
Anche lei, quel giorno, mi avrebbe accompagnato all’esame.
e forse, era più in ansia di me.

–       Gianni! –
–       ohhh…. –
–       Svegliati… è ora… –

Continua… Parte VII

Seicentoventi (I)

Chiavi Ducati Monster 620

1.

 

La pallina rossa volteggiava nell’aria per poi finire nella mia mano. Girovagavo per la stanza pensieroso. Ero a Milano da pochi giorni e già sentivo il peso della solitudine sulle spalle. L’estate era finita, e, bene o male, qualche cosa di divertente s’era pur rimediato.
Mi sedetti a gambe incrociate per terra continuando a far rimbalzare la pallina sul pavimento.
Non mi sentivo soddisfatto. Avevo gli occhi spenti e l’anima che pulsava come una tenera fiammella al vento, invece di ardere di passione come il suo solito. Avevo una strana angoscia interiore che cercavo di debellare.
Voglia di vivere zero.
Voglia di pensare tantissima.
Guardai le pareti della mia stanza. L’avevo tassellata di fogli appiccicati con lo scotch. Grafici di borsa, tecniche d’investimento, notizie economiche importanti…
Il mondo della borsa mi ha sempre affascinato. E’ un mondo che studio da quando avevo diciotto anni. Cominciò come un gioco e poi cominciò a piacermi giocare con i soldi. Purtroppo in questa società devi rispettare le regole e le regole dicono che devi avere una laurea per far capire agli altri quello che già sai fare. Mi avvicinai a una parete. Era affisso un vecchio grafico dell’andamento del petrolio. Sorrisi nel vedere la quotazione del 2007 prima della crisi. Non ci voleva un genio per prevedere tutto il casino che abbiamo vissuto. Purtroppo nessuno guarda i grafici… sappiamo solo lamentarci!
Afferrai quel foglio e lo strappai dal muro. Strappai anche quello a fianco e l’altro ancora.
Maledetto tempo… ne avessi un po’ di più…
Quell’anno mi ero deciso ad abbandonare la borsa per dedicare più tempo ai miei esami universitari.
Tristezza…
Mi buttai sul letto, circondato dalla miriade di fogli che avevo strappato dai muri.
La mia vita doveva cambiare. Niente più mattinate a scannarci sui mercati. Si passava alla vita dello studente pendolare.
Tristezza…
All’università avevo già dato gli esami più belli, restavano solo quelli noiosi e rognosi prima della laurea. E dovevo darmi una mossa.

Mentre ragionavo sulla mia vita, squillò il cellulare.
Un messaggio.
Mi rigirai nel letto scricchiolando tra i fogli. Allungai una mano per raggiungere il comodino. Afferrai il Blackberry e lessi l’email che m’era arrivata. Era una di quelle email pubblicitarie di annunci. Scorsi la lunga lista di annunci milanesi senza troppa attenzione per poi spegnere e ributtare il cellulare sul comodino.
Rituffai la testa tra i cuscini. Lasciai una mano penzolante a picchiettare il comodino. Respiravo lentamente fino a quando, all’improvviso, ebbi un lampo nella mente. Il cuore iniziò a battere, la fiamma dell’anima si riprese e alzai di scatto la testa per fissare il cellulare. Con un rapido gesto lo afferrai e mi misi a sedere sul letto. Riaprii l’ultima email e la lessi più attentamente. Tra gli annunci ce n’era uno che m’interessava parecchio. Lo lessi.
Cavolo! E’ fantastica! Devo averla!
Alla fine dell’annuncio c’era scritto che scadeva quel giorno. Guardai l’orologio:
19:36
“Chiamalo!” Mi urlò l’istinto.
“Ma ti sei ammattito?” Urlò la mia coscienza.
Così presi da parte istinto e coscienza e gli dissi: mettetevi d’accordo ragazzi!
Dopo una breve colluttazione vinse l’istinto.
Composi il numero frettoloso.
–  Pronto Massimo? –
–  Sì, mi dica… –
–  Ho letto il suo annuncio e… –
[…]

–  Bene… sembra tutto a posto! – gli dissi.
–  Solo che, come hai letto, domani non sarà più disponibile. Quindi, posso fartela vedere solo stasera, se per te non è un problema. – continuò il tipo dell’annuncio.
–  Nessun problema Massimo! Ci vediamo stasera sotto casa mia! –

 

 

continua…

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