Una scatola d’amore.. parte (I)

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Un bacio a mezzanotte. Un semplice bacio segnava la fine del sogno. Le nostre anime dovevano prendere vie diverse. Ti salutavo.. e tu mi guardavi dal finestrino. Il tuo sguardo voleva stringermi ancora. Le tue labbra volevano ancora le mie. Ma la mezzanotte era scoccata.. e la mia piccola cenerentola doveva tornare alla sua dimora. La favola però non era finita. Ma solo temporaneamente sospesa. Rimandata al prossimo giorno.. rimandata alla prossima fuga.

Mentre camminavo verso casa pensavo..

Pensavo al tuo volto mentre trovavi la scatolina d’oro. L’avresti osservata con delicatezza, rigirata nella mano, capovolta e poi, curiosa, l’avresti aperta senza batter ciglio. Ed ero sicuro del tuo sorriso nel vedere quel piccolo cuore di vetro rosso. Quanti stratagemmi ho costruito per cercare di metterti in borsa quella scatolina! Chissà se te ne sei accorta lì sul treno, mentre eravamo abbracciati a parlare di noi.

Chissà…

Posso solo immaginare il tuo sorriso, il tuo sguardo perso nel paesaggio scuro mentre torni a casa. Con i tuoi genitori che ti chiedono di raccontare e tu non rispondi.. pensi..

Proprio come me..

 

Un giorno prima..

 

Erano le sei e mezzo di sabato sera. E come tutte le normali coppie.. si litigava. Questa volta però aveva cominciato lei. Io relativamente non ne avevo colpa. Ero indifferente al pc. La lasciavo parlare. Detesto litigare. Chissà cosa ci trovino di piacevole le donne..

-Tu! Sei uno stronzo!-

A volte la mia ragazza era molto fantasiosa nell’elargire complimenti. Sorridevo. Tutto ciò mi sembrava irreale. Proprio come una fiction scadente della rai. Lei però sembrava seria. Ma io continuavo a non capire. Era stressata.. non ne poteva più e scaricava su di me tutto ciò che aveva accumulato durante la settimana.

-Non ti sei fatto sentire per giorni! Io non riesco a vivere così!-

Era vero. La mia vita in quel periodo stava cambiando quasi radicalmente. Impegni su impegni costringevano la mia mente a lavorare ogni minuto e quando avevo un attimo libero lo dedicavo allo svago. Per non parlare di un mio difetto che sempre mi accompagnerà. Questo si presenta ogni volta che mi dedico a qualcosa. Mi immedesimo talmente tanto che mi estraneo dal mondo. E il tempo passa.. e quasi non me ne accorgo.

Ci voleva qualcosa..

Qualcosa per rimediare alla situazione che si stava creando. La mia ragazza era seduta in un angolo. I suoi occhi erano tristi. Non volevo vederla così. Dovevo riuscire a strapparle un sorriso.

Guardai l’orologio.

18:40

Poi guardai lei e le dissi

-Ti va di vedere il Ponte vecchio?-

Lei alzò lo sguardo.. come quando ad un bambino dici che gli comprerai il giocattolo più bello.

-Smettila di scherzare! Non è il momento per le tue battute idiote!-

Sorrisi.

Sorrisi perché ero serio.

Quella sera.. saremo stati a Firenze.

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