Galleria d’Arte ##9

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Cuore (I)

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Percorrevo il lungo corridoio dell’ospedale. I vari reparti mi scorrevano ai lati. Rianimazione… terapia intensiva… pronto soccorso. Il rumore dei passi rimbombava sulle pareti.  A volte incontravo statue di santi e madonne attorniate da miriadi di fiori. Qualche vecchietta malata si fermava lì per dire qualche parola a quel pezzo di marmo colorato dalle sembianze umane. Dura cosa la fede. Sperodi non averne mai bisogno. Per ora la lascio agli altri. Per ora… mi affido a me stesso.

Mi fermai… ero arrivato.. il reparto era quello giusto… la porta era chiusa.. aspettai. L’infermiera m’informò che c’era un paziente all’interno e mi chiese di aspettare. Passeggiai per il corridoio per ingannare il tempo. Appesi alle pareti c’erano i disegni dei bambini. Il tema dominante sembrava lo stesso… una spiaggia… il mare… gente che si divertiva e rideva. I disegni dei bambini a volte sono fantastici. Dal modo in cui disegnano le cose o le persone si può capire cosa desiderino in realtà. Appeso c’era il disegno di una bambina di tre anni di nome Chiara. Aveva disegnato un cuore con un pastello rosso. E nella sua imperfezione e semplicità risultava bellissimo. All’interno di quel cuore, grossomodo, si notava la figura di una donna. Magari era la mamma di quella splendida bambina. Sperai solo che non si trovasse lì per qualcosa di grave.

“Umanizzazione dell’ospedale” veniva chiamata quella forma d’arte. Ossia dare un volto più gradevole a quel luogo di sofferenza… e sperai che quei dipinti alle pareti allevieassero anche le mie di sofferenze.

Tum.. tum..

Tum.. tum..

Il cuore riprese a farsi sentire. Riprese a martellarmi il petto come a dire “sono qui e non puoi fermarmi”. Mi rassegnai… alzai gli occhi e rilessi il nome del reparto.

Cardiologia

 

 

..Ricordi in random..

 

Avete mai fatto degli errori nella vita? Dico davvero. Alzi la mano chi non ha mai fatto una cazzata nella vita. E non sto parlando di piccole stronzate da ragazzi tipo in motorino senza casco… o  fumare droghe leggere. Parlo di qualcosa di più… qualcosa di grosso. Qualcosa che ti rimane sulla coscienza a vita e mai se ne andrà. E a peggiorare le cose ci si mette anche quel cavolo di “senno di poi” a dire ininterrottamente: “poteva andare in un altro modo, le cose in fondo non erano poi così male”. Perché cambiarle Ciro? Perché? E non starmi lì a dire le solite stronzate. Le solite scuse che rifili agli amici. O per meglio dire i tuoi genitori. Io sono qui… sono più vicino di quanto credi. Io sono il tuo cuore… che ora si ribella e non vuole più starti a sentire. Il tuo cuore purtroppo sa tutto. La mente può a volte dimenticare… essere ingannata… offuscata da qualcosa di non sempre legale. E alla fine creare la felicità apparente, quella che ti piace tanto. Una bella pennellata di bianco su un muro marcio da anni. Non serve a niente. Dopo pochi giorni la muffa e il marciume tornano alla vista. E le vie sono due: o continuare a rimbiancare… o abbattere definitivamente quel muro. La metafora magari non è delle migliori ma il senso si è capito.

La frase “puoi mentire a te stesso ma non puoi mentire al tuo cuore” mi aveva sempre fatto sorridere. Non ci credevo tanto. Perché logicamente le parole, i fatti e le azioni passano dalla bocca, dai muscoli, dagli occhi alla mente. E qui formano i ricordi. Questi coltelli dalla punta affilata che il più delle volte possono far male. E mi sta anche bene stare male per un ricordo “pesante”. Ma quando succede il processo inverso come si spiega? Cioè… se si sta male prima ancora di sapere la causa che genera il dolore? Se il cuore ti inizia a pompare all’impazzata senza un reale motivo iniziale… Se il petto ti fa male a tal punto da darti pugni per la rabbia immotivata… Se non riesci a dormire… ed inizi pensare. E lì parte la vaga ricerca del “motivo”. Del mio perché. E sbaglio… sbaglio… sbaglio. Ogni volta. Ogni santa volta. Perché la mente ricade negli errori. Negli sbagli che ho commesso in passato. E il dolore peggiora. Si fa più acuto… come se ora conoscesse il mio punto debole. Dannato cuore.

 

– Si può vivere senza? –

Il dottore mi fa un sorriso e mi fa entrare.

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