La Coinquilina perfetta #7

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Non passarono molti giorni prima che io e Sara ci accorgessimo di aver fatto un grosso errore di scelta. La nuova coinquilina si dimostrò essere, quasi da subito, una neofita del mondo degli adulti. Ovvero: non era capace di svolgere qualsiasi attività casalinga. Sembrava che avesse vissuto l’ultimo anno fuori casa in una specie di sfera di cristallo, dove racchiudeva il suo mondo fantastico ancora ricco di sogni irrealizzabili. Purtroppo io e Sara, i sogni (quelli irrealizzabili come volare o essere un robot), li avevamo già abbandonati verso la fine dell’adolescenza e ci stavamo concentrando su obbiettivi statici come gli esami universitari.

Ma come intaccava lo stile di vita di Roberta con i nostri progetti?
Tutto iniziò quando mi chiese un po’ di scotch…

– Ciro… –
– Dimmi Roberta… entra pure.. –
– Ciao… hai dello scotch per caso? –
– Certo, che devi fare? –
– Appendere un cartellone… –
– Mmmm forse questo dovrebbe tenere…. – dissi porgendole il nastro.

Purtroppo conoscevo bene la mia ribollente curiosità quindi mi alzai e la seguii nella sua stanza con l’intento di darle una mano. Sara era sul letto che studiava e appena entrai mi rivolse un sorriso poco rassicurante.

– Ecco… voglio appendere questo! – disse Roberta.
Mi trovai di fronte a un enorme foglio bianco con sopra disegnati una discreta quantità di personaggi fiabeschi quali Biancaneve, Peter pan, Topolino….
Lì per lì non diedi troppo peso al disegno estremamente infantile, in virtù del principio che ciascuno è libero di fare ciò che vuole. Ma, quando chiesi a Roberta dove volesse appenderlo e lei rispose:
– In cucina! – con un sorriso a ventiquattro denti e disegnando un cuore con le mani, non ce la feci a non esprimere il mio (enorme) disappunto.
– Scordatelo! –
– Ma come no?! Ciro! – implorò Roberta.
– No! Non voglio che la cucina assomigli ad un asilo nido! In camera tua puoi appenderlo dove ti pare! – le dissi e feci per andarmene, quando mi bloccai e voltandomi sull’uscio della porta continuai:
– Sempre se Sara ti da il permesso! Ovviamente! – dissi con un sorriso maligno guardando Roberta mentre Sara mi rivolse uno sguardo glaciale.

 

Continua…

La Coinquilina Perfetta #3

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La casa era un fermento di andirivieni dal bagno. Le ragazze si stavano preparando per la serata che di lì a poco stava per cominciare. Stranamente ero partecipe anche io di questo avvenimento. Mi avevano invitato ad un aperitivo per festeggiare la fine delle vacanze estive e il ritorno in terra milanese di tutti e tre. Carmen si stava truccando davanti allo specchio nell’ingresso; Sara era nel bagno a far la medesima cosa con lo specchio sul lavabo; ed io ero seduto in cucina, già pronto per uscire.

“Scrivigli Sara!” dissi.
“Noo!” rispose.
“Dai scrivigli… si aspetta quello…” incalzai.
“No! Ho detto di no e no!”

Il tema della serata però, non era l’uscita: una vecchia fiamma di Sara era tornata a Milano e lei, anche se non l’avrebbe ammesso mai apertamente, voleva incontrarlo e parlargli.
“Carmen tu cosa ne pensi? Dovrebbe scrivergli?”
“Ehm… sì… perché no… alla fine non ti costa niente…” rispose dalla camera da letto.

Come si nota la confidenza reciproca era aumentata. Con i coinquilini passati non mi ero mai intromesso in queste situazioni. Lasciavo che i problemi degli altri rimanessero di proprietà dei legittimi proprietari. A me non importava. Con quelle ragazze invece, stava mutando tutto… Io stavo cambiando. In particolare, Sara (Carmen un po’ meno…) si fermava spesso in cucina a parlare con me. Mi raccontava tutto. Ero diventato un suo confidente. Non c’avrei mai scommesso il primo giorno che l’ho vista. Pensavo perfino che non lo avesse proprio un cuore una persona così pragmatica e decisa. E invece s’era infatuata, qualche mese prima, di questo ragazzo milanese, e ho sempre cercato di darle qualche consiglio da buon amico.

Presi il telefono che aveva poggiato in cucina e lo portai in bagno da lei. Glielo misi davanti agli occhi e dissi perentorio: “Scrivigli… almeno ti metti l’anima in pace… e sai se ci tiene ancora a te…. O no!”
Sara smise di truccarsi. Sospirò guardando il telefono e disse rassegnata: “Ok… gli scrivo…”

Più tardi, tra una corona e una ceres eravamo seduti sull’asfalto di piazza San Lorenzo. Le famosissime colonne a fare da sfondo e intorno, un mare di gente, seduta a terra come noi.
Sara aveva uno sguardo triste, era giù di tono. Non aveva la solita parlantina logorroica che faceva da sottofondo alle nostre serate. Si vedeva che era pensierosa; e il pensiero lo conoscevamo bene anche Carmen ed Io li vicino: “Non ha ancora risposto?” chiese Carmen.
“No… ma non ci spero più… mi avrà ignorata…” disse Sara.
“Ma dai… quello starà in giro con gli amici… vedrai che appena prende in mano il telefono ti risponde…”

Poco dopo ci spostammo in direzione della metro. Arrivammo a S. Agostino e scendemmo le scale. Ci sedemmo. Ero assorto nelle solite pubblicità di vestiti appese ai muri della metro.
Improvvisamente mi accorsi che Sara, accanto a me, aveva in mano il cellulare e stava leggendo un lunghissimo messaggio. Capii subito che non era niente di buono. Poi le lacrime di Sara me ne diedero la conferma. Fu una botta al cuore anche per me. Rimasi a bocca aperta. Quasi shoccato. Vedere quegli occhi glaciali trasformarsi in fragili cristalli mi devastò.

“Sara… cosa….”
“Niente… non dovevo scrivergli… non dovevo!”
Mi parlava con le lacrime agli occhi. Non sapevo che fare… volevo aiutarla ma…

forse avevo già fatto troppi danni.

 

Continua…

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