Frammenti di vita #75

Salire in sella..

e vagare tra le strade della città…

tra i palazzi… le luci… il fumo… il freddo…

è l’unica cosa che mi fa sentire veramente vivo…

Aprire il gas e sentirti scalciare come la peggiore puttana…

Piegarti nelle curve e far stridere le ruote appena scatta il verde…

Farti saltare in avanti e poi fermarti…

Comando io lo sai…

Sei mia…

Frammenti di vita #59

Scrivere

Ciro… molla…
molla un po’… solo per oggi…
dopotutto è natale Ciro… non te ne dimenticare…
dedicalo un po’ a quello che ti piace…
e sai già cos’è…

scrivere…

Quindi mettiti comodo che la notte è lunga…
e scrivi…

scrivi di un bel ricordo che hai…
come sai fare tu….

 

Buon Natale ragazzi….

stay tuned...

A Neverending Summer (III)

Perché mi danno sempre del bravo ragazzo? E’ odioso…

Buio… luci intermittenti… persone.
Ragazzi e ragazze in ogni luogo ballavano, strusciandosi gli uni sugli altri. La procace deejay della serata, metteva su, pezzi ritmati dal gusto prettamente estivo.
Guardai tra le mie mani e ci trovai un cocktail.
Direi proprio che dovresti smetterla! Dissi alla mia mano. Purtroppo, non mi sentivo ancora sazio di alcol e continuavo a bere. Avevo quella strana e ossessiva sensazione che mi spingeva a continuare a prendere drinks. Chissà dove sono gli altri… pensai.
Una mano mi toccò la spalla. Era Gianni che mi sorrise. M’indicò un punto tra la folla che difficilmente misi a fuoco. C’era il piccoletto che avevamo portato con noi, che ballava con tre e ripeto 3, ragazze attorno a lui.
–       Ci sa fare il ragazzino! – dissi a Gianni.
–       Già! –
Il ragazzetto moro di certo non faceva complimenti. Elargiva toccate e contatti fisici a destra e manca. Le ragazze ridevano di tanta spontaneità. Vedendolo in quegli atteggiamenti, quasi lo invidiai pensando a tutti i ceffoni che mi sono preso per fare soltanto la metà delle cose che stava facendo lui. Afferrò una ragazza per il collo e cercò di baciarla. Lei rise e lo allontanò. Gianni ed Io decidemmo d’intervenire, per evitare future discussioni. Ci avvicinammo al gruppetto delle ragazze. Ci presentammo e subito ci scusammo per i comportamenti eccessivi del nostro compagno. Le ragazze però, non sembravano turbate, anzi, erano molto divertite per la strana serata. Scambiai due chiacchiere con tutte e mi meravigliai quando mi dissero che avevano passato tutte i trent’anni. Mi sentii stranamente piccolo nei miei 26, per la prima volta dopo molto tempo. Il ragazzetto intanto, si comportava peggio di una scimmia imbizzarrita. Ballava, toccava, strusciava. Non perdeva un colpo.
Poi… Arrivò la schiuma dal cielo e fu blackout.
Le luci si fecero più scure e l’aria diminuì in un colpo solo. In un attimo, la pista si riempì di corpi inzuppati che tentavano di danzare nel poco spazio disponibile.
Tra la schiuma, la forte musica e la poca aria, non so descrivere cosa mi reggesse in piedi. Smisi di ballare e cercai un varco verso l’uscita. Mi sedetti su un cubo per poi scoprire che era una cassa dalle forti vibrazioni che emanava al mio culo.
Mi guardai le gambe e i vestiti. Fradici. Tirai fuori dalla tasca il mio cellulare per controllarne lo stato. Zuppo anche lui. Nell’altra mano avevo stranamente un cocktail.
Ora tu dimmi come cavolo sei finito qui! Gli dissi.
Subito dopo il diverbio tra me e il mio cocktail, si sedette una ragazza di fianco a me.
La guardai… mi guardò.
–       Ciro… piacere… – le dissi.
–       Monica… – mi rispose.
–       Vuoi? – le chiesi porgendole il mio cocktail.
–       Sì, grazie! – mi sorrise.
Scambiamo due chiacchiere e mi disse che studiava Sociologia. Alche, inarcando un sopracciglio, le mostrai il mio volto interrogativo. Non ho mai saputo bene cosa studiasse un sociologo… quindi glielo domandai e lei gentilmente me lo spiegò. Anche se il luogo per certi discorsi era il meno adatto, fu una spiegazione impeccabile. Purtroppo però, colpa del troppo alcol di quella sera, continuerà a restare una facoltà misteriosa per me, fino a quando non incontrerò qualcun altro che studi sociologia…

Da sobrio!

Galleria d’Arte ##21

Il cervello umano è una macchina così complessa, così perfetta, così inspiegabile che a volte va temuta. Alcuni dedicano questo straordinario marchingegno naturale, alla violenza. Uccidono, torturano e violentano con cognizione, nella maniera più spietata.
Altri invece, spinti anche da un qualcosa che chiamiamo anima, dedicano le proprie facoltà a un buon fine. Osservano, studiano, creano… danno il meglio per raggiungere un obiettivo che non appaghi solo se stessi, ma l’intera umanità.
Realtà…
E se questo potere potesse essere amplificato? Migliorato… gestito a pieno. Quali poteri potrebbe avere un essere super intelligente?
Passare dalla mediocrità di una vita comune al top della migliore civiltà. Sentirsi carichi ogni giorno… senza paure o timori. Affrontare con tenacia ogni ostacolo, ogni imprevisto. Avere il pieno controllo del proprio corpo… e della propria anima.
Fantasia…
E se potesse diventare realtà grazie a una spinta, una droga. Un farmaco particolare; studiato per aumentare la percentuale d’utilizzo del nostro cervello; che, come sappiamo bene, resta bloccato al 20%.
Sarei sicuro che questa sostanza sarebbe ambita da molti mille volte più dell’oro. E quando un qualcosa diventa così estremamente raro, l’indole umana abbandona ogni limite alla malvagità delle azioni che potrebbe compiere. Saremmo capaci di passare dal bene al male con la stessa facilità con cui cambiamo canale della tv. Il mondo si mescolerebbe come una soluzione chimica assumendo i volti più spregevoli e le astuzie più cattive.
Possibilità
Per fortuna tutto ciò è stato solo il parto di un bravo regista e dello scrittore di una bella trama. Tutto però si basa su un qualcosa di vero. La smania e il desidero di avere anche solo un pizzico di quelle capacità. Compreso me… forse uno dei più pazzi. Dei più scellerati drogati di energizzanti, anfetamine e integratori. Ho devastato il mio corpo con ogni genere di sostanza, per avere quel briciolo di potere. Non sugli altri, ma su me stesso, la persona più intransigente che conosca.
Concentrazione, riflessi, istinto erano i miei obiettivi… e per essi avrei fatto di tutto. Dimenticando ogni mio limite, volendo sempre di più. Quello che per altri era troppo per me era la normalità. E la normalità mi annoiava fino a spingermi a osare, a volere, a toccare un confine immaginario quasi letale. Per poi uscirne con violenza, di netto, senza guardarmi indietro, per non ricadere.
Che sia stato uno sbaglio ancora non so dirlo…
Ma ci sono stati dei momenti in cui sono stato
maledettamente bene…

(Dal film: Limitless)

Se tanto non hai fretta… (parte II)

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Formia

Ripresi il pc e lo arroventai sotto i colpi delle mie dita frenetiche. Calcolavo percorsi, probabilità, eventuali
problemi che i miei fratelli avrebbero potuto incontrare; possibili stazioni in cui fermarmi; traffico, orari, chilometri, deviazioni, mi stava venendo un gran mal di testa!
Il mio cellulare lampeggiò. Sullo schermo comparse una mappa e un punto con la faccina di mio fratello che si spostava. Graziano stava facendo bene il suo dovere, si erano mossi da casa. Io invece, dall’altra parte della mappa, restavo fermo e immobile nei pressi della stazione di Formia. Immaginai che la stessa mappa la stesse guardando mio fratello nel sedile passeggero di un’Audi sparata sulla statale 7. Gli avevo insegnato a usare Google Latitude qualche anno prima. Era Pasqua e giocavamo con i cellulari mentre andavamo a trovare i nonni per i consueti auguri.
– Graziano, guarda quest’applicazione… – gli dissi.
– Cos’è? Una mappa? –
– Molto di più… vedi quest’icona con la mia foto? Indica la mia posizione. Ora accendi anche il tuo cellulare e ti faccio vedere che compari anche tu… –
Graziano cacciò dalla tasca il suo Htc bianco. Attivò la connessione e cliccò su Google maps. Un attimo dopo, accanto alla mia icona lampeggiante, comparse anche la sua.
– Fico! – disse – Ma a che cazzo serve? –
– Per adesso a niente… ma sicuramente verrà un giorno in cui ci servirà… –
E il giorno era proprio quello in cui i miei fratelli erano la mia ultima speranza di salvezza. Guardai l’orologio e fissai per un po’ le lancette che segnavano le nove. Quanti casini che stavo creando. Avevo spedito i miei fratelli fino a Formia! Più di cento chilometri da casa! Di notte! Dovevano attraversare paesi come Giuliano, Castel Volturno, Casal di Principe… zone in cui, a volte, la legge stenta ad arrivare e regna l’anarchia. E mandarci due adolescenti immaturi, non era tanto una buona idea.
Mia madre ucciderà…
Mentre ero assorto nei miei pensieri, il telefono cominciò a squillare. La foto di mia madre apparve sullo schermo nero. – Cazzo! Tempismo perfetto! –
Click
– Ciao Ma’… –
– Ciro! Sei arrivato a casa? –
– No… sono ancora in treno… ci sono stati dei problemi… –
– Ce la fai a prendere la coincidenza? Devo chiamare qualcuno che ti venga a prendere? –
– No Ma’… ho chiamato Graziano e Davide… stanno venendo loro… – bomba sganciata, chiusi gli occhi e allontanai un po’ il cellulare dall’orecchio, in attesa di roventi grida furiose.
– Ah… – disse solamente. – Te lo vedi tutto tu? –
– Certo… li sto guidando da qui… –
– Va bene… allora fammi sapere quando arrivate a casa… Ciao –
– Ciao Ma’ –
Click
Chiusi il cellulare ancora incredulo. Mia mamma che non si preoccupava? Suonava strano pensarlo. O semplicemente non aveva ancora focalizzato con la mente… cosa molto probabile.
Mi adagiai sul sedile appoggiando i piedi su quello di fronte. A intervalli di 5 minuti accendevo la connessione per seguire il tragitto dei miei fratelli. Non avevano ancora oltrepassato la metà del percorso.
Intanto il mio treno restava nell’inamovibilità più assoluta. I passeggeri erano incazzati neri. Un tizio si era impossessato del microfono dell’interfono e con messaggi del tipo “Capotreno! Abbiamo donne e bambini a bordo! Dove sei?” aizzava ancora di più la folla inferocita.
Perché non ho preso il Frecciarossa? Pensai amareggiato.
Mentre roteavo il cellulare tra le dita, sentii un rumore ferroso provenire da lontano. Un treno si stava avvicinando a noi. Possibile?
Andai al finestrino e un regionale mi passo a pochi metri dal viso a tutta velocità. Mandai un messaggio a Enzo:
Ma per caso, sei su quel treno che mi è appena passato a fianco?
Nello stesso istante mi arrivò un suo messaggio che sostanzialmente diceva la stessa cosa. Lo chiamai.
– We! Figlio di puttana! Sei passato e noi no! –
Rise.
– Ciro, come facciamo quando arrivo? –
– Ti passo a prendere con i miei fratelli, tranquillo! –
– In che stazione devo scendere? –
Pensai un attimo e dissi: – Caserta… scendi lì –
Click

Ora dovevo solo sperare che il mio treno riprendesse la corsa. Se il treno di Enzo era passato, perché il mio era ancora fermo? Nessuno lo sapeva. Intanto avevo socializzato con una signora di Salerno. Stando nella mia stessa cabina aveva ascoltato tutte le mie chiamate e quindi seguito la mia vicenda. Le chiesi consiglio su dove scendere nel caso in cui il treno fosse ripartito.
– Aversa… E’ abbastanza vicina a Napoli ed è la fermata successiva a Formia… e soprattutto non è lontana da Caserta! – mi disse con estrema calma e tornò a leggere la sua rivista. Non sembrava per niente preoccupata dalla situazione. Sfogliava il suo Gente proprio come se fosse nella sala d’attesa di un parrucchiere. Invidiavo la sua calma.
Improvvisamente qualcosa si smosse. Sentii vibrare il sedile sotto il culo. Il macchinista aveva acceso i motori. Le persone si calmarono. Il vociare si ammutolì per un istante come in attesa di qualcosa.
E quel qualcosa avvenne: le ganasce dei freni lasciarono libere le ruote che cigolarono sui binari muovendosi in avanti. Tutti tirarono un respiro di sollievo… tranne io che avevo riaperto il pc per ricalcolare i percorsi. Mandai un messaggio a Graziano:
Cambio di programma, il mio treno è ripartito, andate alla stazione di Aversa!

Porcaputtana! Deciditi un po’! Mi rispose un po’ incazzato…

<—Parte I                                                         Parte III –>

 

E’ solo una questione di soldi… (parte II)

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“Ricordati! Solo un giorno…”

La mia coscienza continuava a ripetermi quella frase. Quando avrebbe smesso, era un’incognita. Tutto era pronto ormai. Mancava solo che il mio dito cliccasse il tasto giusto e che un po’ di fortuna entrasse da quella porta a farmi compagnia. Mi sedetti sulla poltroncina e guardai lo schermo. Si comincia.

Cercai tra i programmi il software per fare trading online. Non l’avevo ancora disinstallato. Era riuscito a superare indenne la crisi di astinenza da gioco che mi aveva colpito. L’avevo combattuta con successo e mi ero creato vari modo per non pensarci. Modi per distrarmi dal correre rischi inutili. Da quel rischio continuo che rappresenta il mercato finanziario. Mi ero disintossicato, come si fa per la peggiore delle droghe. Avevo iniziato a giocare appena finito il liceo. Avevo iniziato a studiare, leggere, capire… ad appassionarmi a quel mondo misterioso fatto di prezzi, nomi, codici, percentuali e soprattutto, soldi. Già… è sempre stata una questione di soldi. Il vile ma indispensabile denaro.

Aprii la piattaforma di gioco. Comparvero tutte le piccole finestrelle dei grafici e dei prezzi che avevo impostato circa un anno fa. Sorrisi nel vedere i vecchi studi. Le linee tracciate, a suo tempo, sugli andamenti dei titoli, o le annotazione scritte nelle finestre dei grafici. Erano una sorta di malinconici ricordi del passato. Come foto e canzoni, quelle linee, avevano i loro perché. Cancellai tutto. Muoviti! Disse perentoria la mia coscienza. Non stiam qui a perdere tempo… il tempo è denaro! Ricordi quel film? Il film che ti ha fatto sognare… e ti fa sognare il solo pensiero… e lo so che lo stai pensando… perché lo pensi ogni volta che senti la parola “azione” o “mercato”… e lo so, perché non scordarti, che io sono te!
“Già… aveva (o avevo) ragione. Dovevo muovermi!”
La prima cosa da fare, era impostare una strategia di gioco. Molti si concentrano solo su uno strumento finanziario; altri usano solo l’analisti tecnica (studio dei grafici); altri invece usano unicamente l’analisi fondamentale (analisi di notizie e dati). Io per non scontentare nessuno, faccio un misto di ogni cosa. È difficile da comprendere, ma le materie sono molto diverse. È un po’ come un dottore che sa fare anche l’avvocato e che ogni tanto, va in bicicletta. Nell’analisi tecnica sono concentrate matematica e statistica; nell’analisi fondamentale è assolutamente necessario conoscere le nozioni di base dell’economia, sapere tutti i termini e il relativo impatto sul mercato, quando vengono pronunciati dal TG.
“A proposito di notizie”
Aprii sull’altro schermo il canale ClassCNBC in streaming. Una donna corvina iniziò a commentare l’apertura in calo di Wall Street. Sentivo la sua voce mentre dall’altro lato sistemavo finestre e indicatori. Intanto pensavo ad una strategia da adottare. La vecchia strategia di giocare su valute incrociate non era molto proficua. Era come scommettere su un cavallo in una corsa a due. Se il tuo cavallo perde, non buttare via la schedina ma scommetti su quello che sta vincendo, così le vincite appianeranno le perdite. Ma non sempre filava tutto liscio. Questa volta volevo optare per una strategia che veniva usata spesso sul mercato azionario. “Il portafoglio”. Ora tutti starete pensando a quell’oggetto di pelle che contiene soldi. Ma digitalizziamo il vocabolo e al posto dei soldi mettiamoci dentro “pezzi di carta” con nomi difficili. In pratica, un contenitore di titoli variegato. La strategia del portafoglio, detta con la rozzezza di un contadino, è che comprando un sacco di patate, qualcuna dovrà pur esser buona no? Ovvero, qualche titolo dovrà pur andare bene no? Beh… non è così semplice come le patate… La scelta di cosa comprare può richiedere anche ore. Erano le 3 del pomeriggio quando mi ero seduto su quella sedia, ora, il 17 lampeggiava da un po’ sullo schermo. La piattaforma era pronta. La lista degli strumenti disponibili a portata di mano. Dovevo solo scegliere. Cominciamo!
Definiamo prima il termine di giocatore di borsa. Anche un vecchio che, con i risparmi di una vita, compra un considerevole pacchetto di azioni tenendole in cassetto, è, tecnicamente, un giocatore di borsa. Però io non sono quello. Io faccio parte della schiera di speculatori che comprano e vendono all’istante. In mano solo soldi! Niente pezzi di carta con scritto Azioni! “A lungo termine saremo tutti morti!” diceva un grande economista. Quindi… vendere appena si può e battere cassa.
Il problema però è cosa comprare. Chiedendo alla gente comune spesso ti fai di quelle risate… “Compra le Apple che l’Iphone ormai ce l’hanno tutti” oppure: “guarda le google come salgono! Secondo me bisogna comprare”
Ecco… uno degli errori più frequenti è comprare quando le cose salgono di prezzo sperando che salgano ancora. È un errore banalissimo e comunissimo! Ma scusate… quando dal pescivendolo il pesce sale di prezzo, voi lo continuate a comprare? O aspettate che scende e lo comprate? Un concetto banale… peccato che non l’osservi nessuno. Devo ammettere però, che anche io sono caduto frequentemente in questo errore. Si chiama febbre del gioco. Vorrei vedere voi davanti a delle quotazioni che schizzano alle stelle cosa pensereste. “Cavolo! Perché non ho comprato! Compro adesso!” E pfiuuuuuuuu giù nell’abisso! Fuori dai giochi! Ritenta sarai più fortunato!
Traendo spunto dagli innumerevoli errori che ho commesso in passato, avevo stilato una serie di regole da seguire. E ironicamente la prima regola era: Non giocare!
Quindi la prima regola era bella che andata. Quale sarà stata la prossima?
Mi facevano un po’ male gli occhi. La donna mora continuava a dire che in quel giorno le borse avevano perso tutte. Per chi ha capito l’esempio di prima, era una bene. Continuavo ad analizzare cosa scegliere per il mio portafoglio. Avevo riempito una pagina con appunti di vario genere. Andavano dal “No! Questo no!” al “Ma ti sei ammattito?” oppure “Te lo scordi che ti compro”, tutti riferiti a vari prodotti finanziari.
Ecco… ci siamo.
La mia lista era completa, o quasi. Comprendeva innanzitutto le due star del secolo: l’oro e il petrolio. Poi si andava in America con l’S&P 500 (l’indice della borsa americana), il FTSE 100 (Borsa di Londra), un po’ di Dax che non guastava mai (non il detersivo ma il Future sulla Borsa Tedesca) e per finire qualche cambio valutario per rendere lo scontro più equilibrato. Primo fra tutti il Dollaro, re incontrastato di tutti i rapporti finanziari internazionali. Ovviamente sto parlando di Dollaro contro Euro. Poi si passa alla Sterlina, la vecchia moneta mai abbandonata da quei bevitori di Tè. Infine lo Yen per non scontentare gli amici orientali. “Un gran bel portafoglio” pensai soddisfatto. Guardai l’orologio… era quasi mezzanotte.
Guardai per un ultima volta i grafici e impostai gli “alerts”.

Gli alerts, per chi fortunatamente non ne ha mai avuto bisogno, sono delle odiosissime sveglie che scattano quando il titolo raggiunge un prezzo preimpostato da te. Insomma ti avvertono se stai vincendo o perdendo. Avevo ancora impresso nella testa quell’odioso suono. Lasciai quindi il computer acceso e sperai che quella notte nulla avrebbe disturbato il mio sonno…

Ma chi conosce le regole della finanza, sa che…

The Money… Never Sleeps!

Galleria d’Arte ##14

 

 

 

Notte brava.. (Marina di Camerota ’09)

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Mattina…

 

 Ero seduto al tavolo della colazione. Lì, nel ristorante del villaggio. Avevo su gli occhiali da sole perché il sole di quella mattina mi dava fastidio. Sentivo la stanchezza addosso premermi sui muscoli. La sveglia era alle otto. Giusto il tempo di accumulare qualche ora di sonno. Le orecchie mi fischiavano ancora e la mia schiena era a pezzi. Mi alzai per andare a prendere una quantità industriale di caffè. Cercai di camminare diritto anche se la cosa risultava molto difficile. Me la cavai discretamente e non feci cadere niente. Passando al buffet mi salutò Rossana, una ragazza che avevo conosciuto la mattina prima, mentre aspettavo la navetta per la spiaggia. Mi guardò e sembrava già aver capito tutto. La salutai rimandando a dopo la conversazione. Tornai al mio tavolo.

Mio padre era lì che leggeva il giornale. Mio fratello, a fianco a me, aveva già iniziato a fare colazione. Presi il mio cornetto e gli diedi un morso aspettando la fatidica domanda.

– Cosa hai fatto ieri sera? – disse mio padre

Sembrava tranquillo… risposi cercando di spiegargli perché ero tornato tutto inzuppato e senza maglietta. Ma soprattutto cercai di fargli capire che cosa fosse uno schiuma party.

– Che stronzata! 16 euro per farsi buttare della schiuma addosso! Ma ‘sta gente il bagno non se lo può fare a casa? – mi rispose storcendo il naso.

Mia mamma sembrava non aver ancora capito. Guardò mio padre con aria interrogativa… e poi guardò me.

– Stamattina ho dovuto lavarti anche le scarpe! – disse.

Mio fratello rise… e risi anche io… mentre continuavamo a fare colazione colazione.

 


 

La notte prima…

 

Pazzo! Un vero e proprio pazzo! L’autista della navetta che ci stava portando in discoteca non stava molto bene di testa. Stranamente però, questo mi piaceva un casino. Mi eccitava… mi faceva battere il cuore. Era notte fonda e sulla strada non si vedeva nessuno. Correva… l’autista correva veloce. Sembrava non fregarsene di niente. Dossi artificiali… curve pericolose… attraversamenti pedonali. Correva e correva… sotto le gallerie buie… negli incroci e nelle strettoie. Mi reggevo al sediolino per non sbandare a destra e sinistra. Per un attimo mi chiesi che cosa ci facessi lì.  Guardai fuori… vidi il guardrail sfrecciare veloce accanto a me. Pensai che un piccolo errore sarebbe stato fatale… perché oltre il guardrail c’era il vuoto… e sotto il vuoto c’era il mare. Pensai anche… chi se ne frega della discoteca voglio fare un altro giro qui! A volte la pazzia s’impossessa di me… e se facessi l’autista guiderei anche io come lui. Forse peggio… o forse meglio… o forse non durerei mezzo secondo. A volte amo troppo il rischio. Lo sento scorrere nelle vene e martellarmi il cervello. Forse dovrei preoccuparmi un po’ di più della mia vita.

Mi guardai intorno. Gli altri sembravano preoccuparsi poco dell’autista e della sua folle corsa. Immaginai perché lo conoscessero già. Sapevano già che alla fine… bene o male li avrebbe portati alla meta sani e salvi.

E dopo qualche curva presa abbastanza bene, arrivammo.

Scendemmo tutti. Barcollai un po’… mi chiesi se fosse stato merito dell’autista o delle due Ceres che m’ero sparato prima di partire… Colpa d’entrambi.

L’animatore mi fece segno di seguirlo con una mano. Lo vidi e m’incamminai nella colonna di persone dietro di lui. Cercai il portafoglio. L’alcol saliva… ma non abbastanza. Certo, se la barista del villaggio avesse avuto le Tennent’s sarebbe stata tutta un’altra storia. Presi le riduzioni e le diedi al cassiere. Mi guardai un po’ in giro. Mi trovavo in una specie di galleria scavata nella roccia. Era l’ingresso alla discoteca. Un buttafuori nero ci fece passare dopo aver visto i nostri pass. Entrammo…

Che spettacolo. Un’oscura caverna illuminata da teste rotanti… fari colorati e luci al neon. Da un lato c’era il bancone del bar… dall’altro c’era un piccolo palco dove il dj stava preparando i suoi dischi. Al centro della scena c’era una grande piazzola rotonda dove la gente aveva già iniziato a ballare. A fianco c’era un enorme tubo su cui campeggiava la scritta “schiuma party”. Immaginai a cosa servisse. Subito mi diressi al bancone ad ordinare il mio primo cocktail… la barista mi fece l’occhiolino mentre le fissavo il piercing sull’ombelico. Mi porse il bicchiere… Le feci anche io un occhiolino e mi buttai in pista…

Quella notte era appena iniziata…

 

 

Una stella fa luce… senza troppi perché… (Perugia)

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Il treno frecciarossa scorreva silenzioso mentre la città piano piano si allontanava. Palazzi… case… vie… macchine… lasciavano il posto ai verdi campi della periferia sud di Milano. Ero seduto al mio posto e mi pregustavo questa boccata d’avventura. Non c’è niente da fare.. adoro viaggiare. Per qualsiasi meta… per qualsiasi luogo… per qualsiasi motivo. Treno, autobus, auto… in qualsiasi mezzo di trasporto. Ed ogni volta, nel mio intoccabile posto finestrino a vedere il paesaggio che scorre. Non so ben spiegare cosa mi piaccia principalmente. Se il fatto di vedere nuove città o il viaggio in se. Forse perché a bordo di un treno posso prendermi tranquillamente un po’ di tempo da dedicare a me stesso. Per riflettere… pensare… immaginare… e a volte, non lo nego, anche sognare. La vita frenetica e al tempo stesso monotona di questi giorni richiedeva a gran voce l’intervento di quelle piccole azioni che si compiono senza pensare. Non parlo di follie e pazzie… quelle, seppur necessarie ad uno spirito giovane e ribelle, è meglio tenerle a freno. Mi riferisco, per esempio, ad essere catapultati un giorno a caso in un’altra città ed avere in tasca solo il biglietto di andata. Quanto adoro viaggiare… Soprattutto se dalla mia finestra sul mondo si mostravano simili spettacoli.
La grande pianura era a tratti nascosta da piccoli banchi di nebbia adagiati sulla terra da una mano delicata. Il cielo nuvoloso lasciava passare il sole attraverso qualche buco qua e là tra le nuvole. I fasci di luce sembravano proiettori giganteschi puntati su uno spettacolo naturale fantastico. Le case di campagna… gli alberi spogli… la terra appena arata dal trattore… la neve che ancora resiste… e più in là… la sottile linea che unisce la terra al cielo… l’orizzonte… senza palazzi o torri che t’impedivano di vederlo.
E tutto quel paesaggio aveva talmente estasiato i miei occhi da stancarli, quindi era arrivato il momento del mio caffè…
In più o meno di due ore arrivai alla stazione di Firenze Santa Maria Novella. Bella come sempre… peccato di non poter restare per più di 10 minuti perché il grande tabellone delle partenze indicava che la mia coincidenza stava partendo. Feci un salto alle macchinette e come al solito beccai il tipo davanti a me che non sapeva usarle… e invece di demordere continuava a giocherellare con il touchscreen come se fossimo alla fnac a provare nuovi pc.
– Scusi… avrei un po’ fretta… –
Mi lasciò il monitor e se ne andò un po’ infastidito. Due secondi dopo avevo il biglietto in mano e correvo verso il binario 2 con il trolley che mi seguiva saltellando. Salii sul treno e cercai un posto tranquillo. Certo che passare da un Eurostar a un regionale aveva la sua bella differenza. Ma ero troppo stanco per notare i particolari e mi abbandonai nel primo posto libero che trovai.
Il mio stomaco iniziò a brontolare. Avevo programmato di mangiare a Firenze ma non sapevo di avere la coincidenza così presto. Oltretutto su quel treno non c’era nemmeno il carrellino del servizio bar. Quindi, misi l’anima in pace e costrinsi il mio stomaco ad aspettare altre due ore.
Sul treno non c’erano molte persone e le fermate regionali passavano tranquille senza file e folle che si accalcavano alle porte.
Osservavo curioso i posti che stava attraversando il treno. Piccole cittadine intervallate da piena natura selvaggia… dove la mano dell’uomo non era ancora riuscita ad arrivare. Alberi… siepi… piccole gallerie coperte da edere rampicanti. Il treno a volte sembrava faticare a passare in certi luoghi. Dal paesaggio circostante si aveva l’illusione che davanti non ci fossero i binari… ma terra viva… inesplorata… su cui ci si passava per la prima volta. E poi venivano i piccoli paesi. Caratteristici anche loro… e con i loro nomi da scioglilingua. In particolare passai dalla stazione di “Terontola Cortona”. Un nome che sentivo spesso dall’interfono della mia stazione di Milano Lambrate. E spesso mi chiedevo dove mai si trovasse e se un giorno ci fossi mai passato. Ed eccomi qui che guardavo dal finestrino il grande tabellone con quel nome che avevo imparato in circa un anno di avvisi in stazione. Sorrisi pensando che ora mancava solo “Arquata Scrivia” da eliminare dalla lista delle stazioni con nomi strani.
Chiusi gli occhi…
La stanchezza si faceva sentire. Piano piano mi adagiai sul sedile appoggiando i piedi sul trolley. Cercai di abbandonarmi al sonno anche se il rumore e le vibrazioni del treno difficilmente me lo permettevano. La notte prima l’avevo passata più o meno insonne. Mi succede spesso di non dormire in prossimità di qualche evento… che sia spiacevole o piacevole come in quel caso. Il cervello è come se si sintonizzasse su un pensiero per non mollarlo più. E subentra quel pizzico di ansia che non ti fa sconnettere la mente dal corpo. E ti giri e rigiri nel letto alla disperata ricerca della posizione giusta. Del cuscino in un certo modo… delle coperte e del piumone, troppo caldo, troppo freddo… basta! Così verso le 3 di notte mi alzai e accesi la tv sperando che il sonno tornasse.
Un brusco colpo mi destò dal mio sogno apparente. Aprii gli occhi e guardai fuori. Restai senza fiato nel guardare un’immensa distesa d’acqua. Subito mi venne il timore di aver sbagliato treno e di essere finito in qualche punto della costa toscana. Perché stando alle mie rare conoscenze geografiche, in Umbria non avrebbe dovuto esserci il mare! Guardai meglio… era fantastico. Una grande distesa di terra tutt’intorno e poi questa imponente massa d’acqua. Immobile… vasta… silenziosa. Si delineavano all’orizzonte i profili di alcune montagne. Erano appena visibili, quasi nascoste dal cielo. Ed in mezzo, due piccole isole… stupende. Restai incollato al finestrino per un po’, scattando foto qua e là tralasciando i miei seri dubbi sulla mia direzione.
Il treno si fermò in una stazione.
“Passignano sul Trasimeno”
Bene.. ero in Umbria.

Perugia…

Finalmente ero arrivato. Osservai un po’ in giro. La stazione era piccolina ma carina. Il mio stomaco brontolava ancora… ma volevo andare prima in albergo. Uscii dalla stazione. La piazza pullulava di gente e di autobus che andavano e venivano. Stava cominciando a piovere e alla mia sinistra c’erano un paio di taxi.
“bene… buttiamo via un po’ di soldi”
Salii nel taxi e gli indicai la meta. Il tassista fece partire il tassametro e ingranò la marcia. Per fortuna il traffico e i semafori erano pochi. La cosa che mi risaltò agli occhi all’istante furono le pendenze che avevano certe strade. Davvero ripide. Pensai che se avessi fatto a piedi quella strada sarei morto. Ero abituato troppo bene alle strade piane e diritte di Milano.
Perugia più che una città mi sembrava un paesino. Un pensiero un po’ superficiale colpa anche del mio poco tempo per visitarla tutta.

Hotel… 5° piano… stanza 504…
Aprii la porta con la tessera magnetica. Chiusi e mi buttai sul letto stremato. Volevo dormire ma non ci riuscii. Guardavo il soffitto. L’allarme antincendio mi guardava e io guardavo lui… sembrava non attendere altro che il primo momento per scattare. A volte ho paura degli allarmi anti incendio. Mi alzai e giocherellai un po’ per la camera. Era tutto spento e morto. Accesi il climatizzatore ma sembrava non funzionare… cliccai più volte l’interruttore della luce ma non successe niente. Cliccai il bottone della radiosveglia ma era morta anche lei insieme alla Tv. “Strano” pensai. Andai in bagno e feci pensieri strani sulle cose che potevo portarmi via. Tornai in stanza. Avevo ancora la tessera magnetica in mano. La guardai come se fosse stato un oggetto mai visto.
“Mettila da qualche parte e non perderla” mi raccomandò la coscienza.
Voltai la testa a destra… poi a sinistra e intravidi una piccola fessura sul muro accanto alla porta d’ingresso, esattamente larga quanto una scheda. “Ora la metto qui… così di certo non la perderò!” La infilai lentamente avendo paura che scendesse troppo e non la potessi più recuperare.
Click
Sentii un piccolo rumore e poi il delirio. La radio si accese e una canzone partì a manetta mentre alla Tv una signorina dava le previsioni del meteo. Il climatizzatore a soffitto buttava a raffica aria gelida mentre il phon a muro in bagno cominciò a eruttare aria calda. Anche le luci si accesero, nessuna esclusa. Guardai per un attimo quel pandemonio e feci una grossa risata pensando a cosa spegnere per prima.

Mi feci una doccia e restai in accappatoio per un po’…
Mi affacciai alla finestra che dava sulla strada. La città era bellissima da lassù. Tutto sembrava così reale e sconfinato… troppo lontano per i miei occhi… e mi accorsi che forse questa vita valeva la pena viverla ancora un po’ per poter gustare ancora un altro pezzo di questo fantastico mondo…
Guarda l’orologio della radiosveglia…
“Dannazione.. sono in ritardo!”

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