Diario #2

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Spulciando per il pc. E’ saltato fuori un vecchio screenshot del blog.
Erano i bei tempi di Messenger.
Era frequente nascondersi dietro degli avatar e dei nick. La privacy era ancora qualcosa di sacro… Qualcosa da rispettare…
…e i blog naquero cosi. Puri.. semplici… un pò nascosti.. Non si ricercava la popolarità ma solo ritagliarsi un pezzo di mondo… un proprio spazio digitale.
Era l’unico modo per dire: “Ci sono anch’io qui”…

Era all’incirca nel 2005

 

Qui ho raccolto l’evoluzione che ha avuto il blog nel corso degli anni…

Weekend finanziario (IV)

Weekend finanziario 4

Il corridoio principale era un fiume di gente con facce spente, ammaliati dai finti sorrisi delle hostess e dalle luccicanti promesse finanziarie dei promoters. La poca euforia era mendicata in un’economia al collasso. I grafici su tutti i monitors non mostravano nessun futuro roseo per noi. Finanziariamente parlando, ci trovavamo nell’occhio del ciclone. Una sorta di limbo tranquillo in un cerchio di tempesta. Mentre fuori regnava la crisi, noi restavamo sospesi grazie alla liquidità fittizia emessa dalle banche centrali. Prima o poi però, questo artificioso aiuto sarebbe finito e se ogni stato non avrà costruito un paracadute decente in tempo, cadremo tutti rovinosamente al suolo, di nuovo.
Per noi italiani, questo paracadute era stato costruito con IMU, con i tagli alle pensioni, la riforma del lavoro, l’aumento dell’IVA, ecc… C’è costato molti sacrifici, ma sembrava reggere. Essendo però, un popolo che vuole cambiare governo con la stessa frequenza con cui cambia cellulare (2 anni), siamo andati a votare e:
Bye bye paracadute! Meglio legarsi un’incudine al collo!
C’è da farsi delle serie domande sul livello d’istruzione in Italia, dato che continuiamo a mandare al governo degli incompetenti che l’unica cosa che sappiano fare è indorarci la pillola per farcela ingoiare. Proprio come stava facendo il tizio davanti a me, intento a vendere i propri prodotti finanziari.
Ogni stand aveva il suo spazio delimitato nella sala e, all’interno di esso, di solito, si svolgevano 2 tipi di attività: la parte commerciale rivolta alla vendita e apertura conti; e quella seminarista, dove un commentatore spiegava i concetti base della borsa. Ogni anno era tutto un dire e spiegare le nuove tendenze.
Come per i capi, di vestiario anche la finanza ha le proprie mode. Gli anni scorsi andavano di moda i CFD, come dire: camicie a quadri di flanella, sembrano maglioni ma non lo sono. Analogamente i CFD sembrano azioni, ma non lo sono.
Qualche anno più indietro fu la volta degli ETF, i cardigan femminili dei fondi comuni: una sorta di maglioncino che non si sa se vuol essere una felpa o una maglia. Gli ETF, infatti, hanno la caratteristica di non saper di niente e copiano il proprio indice di riferimento.
Quest’anno invece, sembrava andare molto di moda il trench, ovvero l’impermeabile elegante, i Certificates. Il trench ripara dalla pioggia e i Certificates dai rischi del mercato.  Disponibili in tutte le colorazioni, taglie, costi, rischi, cap, floor, indici, azioni, obbligazioni…
Le inventavano proprio tutte per darci l’illusione di garantirci un investimento sicuro. La verità invece è, che se resti ore e ore sotto una pioggia incessante, non c’è trench che tenga o Certificates che ti garantisca! Ma la gente proprio non vuole capirlo…
Parlare delle care e vecchie azioni, invece, è come sfociare nel vintage. Tutti ad esaltarne i terribili difetti e mai nessuno che ricordasse che, alla base di quasi tutti i prodotti finanziari ci son sempre e solo loro. Quindi, perchè non mangiare una mela, invece di un succo al gusto di mela? Mah… Capirò prima o poi come ragiona la gente… pensai amaramente.
Continuai a gironzolare tra gli stands. Mi sentivo un’anima solitaria. A volte mi fermavo per scambiare due chiacchiere con qualche promoter per esaltare i difetti dei prodotti che vendevano. Era il mio sport preferito!

Cercavo, osservavo, ascoltavo…
Gente che vendeva “merda” esaltandone doti e qualità. Gente che esclamava “mmm buona! Compriamo!” con un’enfasi mai vista. Tutto alimentava il mio stupore di fronte a tanta ignoranza. Davvero la finanza è questo? Un continuo fregare il più ingenuo? Spero di no. Non ci sono portato a fregare. Dovrei fare un Master in fregatura per imparare il mestiere. Vedevo tutti quei volti apparentemente felici. Illusi da possibilità irrealizzabili. Anch’io ero così i primi tempi? Purtroppo sì. M’illudevo anch’io… e finii per sbattere contro la dura realtà. Nessuno ti regala e ti regalerà mai niente.
Iniziai a provare una profonda tristezza nel pensare a tutte quelle persone che avrebbero fatto la mia stessa fine. Avrebbero perso il loro sorriso per trasformarsi in automi alla continua ricerca della felicità. “La finanza non è una banalità! Non illudetevi di risolvere così i vostri problemi economici!” Volevo urlare a tutti quelli che continuavano a dire che fosse alla portata di tutti. Ci vogliono anni di apprendimento, di pratica, di studio…
Invece no, basta un libro secondo loro… un paio di corsi… qualche riga buttata su un grafico… et voilà il trader perfetto. Bello… e allora perché io ci ho messo 6 anni, studiando una pila di libri più alta di me?
Sospirai, constatando che quel luogo non aveva più niente da offrirmi…
Così, piano piano e in silenzio, abbandonai la sala. Con la giacca in mano e la borsa in spalla, guardai il sole coperto dalle fitte nuvole. Mi diressi verso il primo taxi che trovai parcheggiato. Salii dietro, poggiando tutto sui sedili di pelle. Controllai il cellulare mentre aspettavo che il tassista girasse intorno alla macchina per salire.

–  Dove andiamo? – mi chiese pigiando tasti ignoti.
–  In via…. –
–  Aspetta Aspetta! – un signore affacciandosi al finestrino m’interruppe. – Va alla stazione? – chiese al tassista. Il tassista si girò nella mia direzione trascinando con sé anche lo sguardo del signore e finirono entrambi per fissarmi.
–  No… torno in hotel… non penso che… –
–  Ah… mi scusi… l’ho vista salire con la borsa e ho pensato che andasse alla stazione. – disse, mentre stava per allontanarsi.
Voleva dividere il taxi… pensai… beh, alla fine non è un problema far un po’ di strada in più…

–  Aspetti! Salga lo stesso! Passiamo dalla stazione e poi vado al mio Hotel… – dissi dal finestrino al buffo signore brizzolato.
Mi fece un sorriso che mi piacque e che se fossi chiamato a dargli un valore, non saprei proprio che calcolo fare…

Galleria d’Arte ##24

Storia di una casa (intro.)

 

Introduzione

Negli anni dell’università, divisi in lunghi mesi passati a ottenere una sudatissima laurea, condussi la mia vita in un piccolo ma discreto appartamento nella zona est di Milano. Il tempo, nonostante la sua estenuante lentezza, sembrò volare in un soffio; e la mia vita, come una piuma in assenza di vento, smise di volteggiare nell’aria e si poggiò al suolo. Un suolo fantastico e per anni solo sognato. Quella città tanto in vista e tanto in alto nelle cartine che da piccolo non riuscivo nemmeno a indicarla, ora era mia.
Non ho mai saputo se fosse stato un errore o meno sradicarmi dal suolo materno. Forse le cose sarebbero state diverse, ma di certo non avrei acquisito tutta quell’esperienza che ora mi permette di affermare di essere totalmente indipendente. E tutto grazie a un desiderio avverato: una nuova città e una nuova casa.
Ma non fu tutto rose e fiori. I periodi brutti e quelli belli si alternarono come i tasselli di una scacchiera. La vita mi riservò strane sorprese, a volte quasi incomprensibili. Sembrava che qualcuno stesse giocando con il mio destino; che volesse farmi tentennare sulle mie decisioni. Assurdo… ma sottilmente vero; e ve ne accorgerete leggendo questa storia. Una storia che racconta di una casa e tutto ciò che avvenne al suo interno negli anni a seguire. Una storia che non sconfinerà mai il portone d’ingresso. Perché attraversato il quale, tutto cambierebbe, gli orizzonti si allargherebbero e con essi la storia in sé perderebbe di significato.
Questo sarà il solo confine delle mie parole. Le mie frasi si fermeranno sulla soglia di un verde portone d’ingresso e non usciranno mai….
E perché uscire, se tutto quello di cui ho narrativamente bisogno è successo lì?

 

 

 

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