Pensieri random #22

ducati monster 620

Ma ora che hanno legalizzato le coppie di fatto..
posso sposarmi con la mia moto?

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Frammenti di vita #57

Moto in garage

Buone vacanze Stronza

Ci vediamo dopo le feste… non far danni… ne casini…

Purtroppo devo partire!

 

 

Frammenti di vita #52

Sembra quasi il giusto sapore della libertà…

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Frammenti di vita #45


Moto

Beh…

So che dovrei farti una marea di cose…
Dovrei cambiarti l’olio che sarà nero come la pece…
Le candele che saranno più vecchie di me..
Le cinghie che avrebbero voluto far un altro lavoro..
La batteria che invoca l’eutanasia ad ogni accensione..
Per non parlare delle forcelle e dell’ammortizzatore..
Ma tu ovviamente sei una stronza… e combatti come me…

Per questo sei finita nelle mie mani…
Sei l’unica cosa che mi da uno sprizzo di felicità ogni tanto… e mi trattiene ancora col culo su questa terra…

.
Perciò…
T’incazzi se ti dico che dobbiamo fare almeno 350 km?

(buona pasquetta…)

Seicentoventi (XII)

Ducati monster specchietto barracuda blog

 

 

“Giuro che li ammazzo!”
Pensavo a denti stretti mentre guardavo la faccia di Gianni e Francesca in lontananza.
Gli andai incontro pestando ogni passo con mirata precisione. Sembravano impauriti dalla mia imminente reazione. Mi conoscevano bene e sapevano che non l’avrei lasciata correre così facilmente.

–       Ciro noi… tu… – balbettò la mia ragazza.
–       Io vi ammazzo! – dissi puntando il dito contro Gianni.
–       Che vuoi da me!? Cosa ho fatto?! – rispose.
–       Correvi come un dannato! –
–       Pensavo che in moto mi saresti stato dietro! –
–       Pensavi?! Pensavi?!?! Vabbè! Ci rinuncio! Perdo solo tempo! – risposi.
–       Sì, dai che devi fare l’esame… – sdrammatizzò Francesca.
–       La questione è solo rimandata! Vi ammazzerò quando sarò riuscito a togliermi questo maledetto giubbotto troppo stretto! – dissi allontanandomi da loro.

Tornai alla moto. Vederla parcheggiata in lontananza, mi distraeva dalla piccola sfuriata. Sospirai pensando a tutto quello che avevo appena passato. Appoggiai le mani sul serbatoio carezzandolo. Era caldo. Caldo come il corpo vellutato di una bestiola sdraiata al suolo. Aveva corso parecchio in quella gelida mattinata di gennaio.
Salii in groppa. Tirai lo starter e girai la chiave.  La moto dopo qualche sbuffo partì.
Avanzai verso l’entrata del parcheggio della motorizzazione. Vidi altre moto e altri motociclisti gironzolare per quel lungo spazio d’asfalto recintato.
Osservai meglio. Per terra erano disegnati un mucchio di pallini rossi, bianchi e gialli.
“Sarà il percorso dell’esame?”
Avanzai di lato, lentamente, in prima. Osservai quei pallini con attenzione. Intanto un ragazzo in moto, incitato da un bipede tarchiato, si esercitava poco distante da me.
–       Gira! Forza! Accelera! – urlava l’uomo al ragazzo che, tremolante, eseguiva i suoi ordini.
Quell’uomo doveva appartenere a qualche scuola guida. E quel ragazzo aveva pagato chissà quanti soldi per farsi urlare dietro cosa fare.
La mia scuola guida invece è stata la strada e le urla sono stati i clacson degli altri.
“Se solo sapessero come ho fatto ad arrivare fin qui…”

Lì per terra c’è lo slalom… lì l’ostacolo da evitare e lì la curva.
“Non c’è l’otto?!”
Non lo trovavo. Volevo farlo dopo i tentativi e le mille bestemmie che ho tirato in prova, giorni prima.
Girai la moto e andai all’inizio del percorso.
Un tizio con una di quelle Harley giganti con valigie laterali stava ultimando l’esercizio.
“Se ce la fa lui a non far cadere i birilli, io ho moltissime speranze con la mia piccola Seicentoventi.”

Partii. Francesca e Gianni mi guardavano da lontano. Feci lo slalom senza troppi problemi. Evitai l’ostacolo in velocità. Girai intorno a un pallino per fare la curva e poi avanzai diritto per il passaggio stretto. Frenai e misi il piede a terra.
“Non male.”
Ma quelli erano solo pallini disegnati sull’asfalto.

Improvvisamente un cancello s’aprì e moto e macchine iniziarono a entrare nella motorizzazione.

“Bene… vediamo come ce la caviamo con i birilli!”

Continua… Parte (XIII)

Seicentoventi (XI)

Ducati monster 620 lato SX

 

L’adrenalina accumulata si mescolava al sangue.
Era l’unica cosa che riusciva a scaldarmi.
Il cuore batteva ancora, compresso in uno stretto giubbotto di pelle.
Le mani, incollate al manubrio, erano pronte a scattare all’occorrenza. Nonostante il freddo che penetrava il tessuto dei guanti e ghiacciava tendini e muscoli.
I piedi non li sentivo più. Quelle scarpe erano comode per giocare tra cambio e freno ma troppo estive per l’inverno. Ogni volta che cambiavo marcia, sentivo qualcosa scricchiolare dentro di me. Quelle ossa, ormai gelide, sembravano di cristallo.
“Non manca molto… resisti”

Il cielo sopra di me non era d’aiuto. Le nuvole coprivano la quasi totalità della volta celeste lasciando il sole al di là di queste.
Così, in quella strana penombra mattutina, fatta di macchine e persone, d’asfalto e gelo, m’addentravo nel cuore di quella città. La mia città.
Mi sentivo stranamente solo in quel traffico. Nessun’altra moto era nei paraggi. Solo io e la mia seicentoventi. Tutte le altre erano sicuramente nel loro letargo invernale e i padroni, in quelle macchine lì, a percorrere gli stessi chilometri per andare a lavoro.

“Ci siamo quasi…”

Vidi il cartello con il nome dell’uscita sopra di me.
“Uscita 2… vai…”

La visiera era semi appannata. Sporca e lercia d’insetti. Il casco nero, ormai, aveva preso i segni del tempo. Stava diventando vissuto.
Il palazzo della motorizzazione era vicino al capolinea della metro. Seguivo quelle indicazioni per arrivarci. Non potevo sbagliare.
E difatti, eccola lì.

MOTORIZZAZIONE CIVILE DI MILANO

“Sì!”
Mi fermai davanti al cancello.
Spensi il motore girando la chiave verso sinistra.
Lentamente portai le mani tremolanti al casco e cercai di toglierlo.
Sembrò una liberazione, dopo quasi 40 chilometri al freddo.
Guardai l’orologio
8:50

“Ce l’ho fatta… grazie Dio.”

Ma non era finita. Il bello doveva ancora arrivare.

– Ciro! Siamo qui! –

Continua… Parte (XII)

Seicentoventi (X)

Ducati monster 620 stemma

Vento…
Freddo…
Gelo…
Un bel cocktail metereologico d’inizio Gennaio che mi stava rendendo la vita impossibile. Non era di certo il tempo giusto per star lì, in autostrada a correre come un matto, in moto.
Ero solo e stavo lentamente congelavo sotto il pesante giubbotto in pelle.
“Menomale che non nevica! Sarebbe stato il colmo!”

Rallentai. Poco prima avevo visto l’insegna di un autogrill. Solo lì avrei potuto chiedere aiuto.
“Speriamo che funzioni..”
Piano piano uscii dall’autostrada ed entrai nello spazio antistante alla zona di servizio. Parcheggiai proprio di fronte al bar, in uno dei posti riservati alle auto.
Spensi il motore.
Respirai. Correvo da una ventina di chilometri e il freddo aveva fatto il suo porco dovere nel congelarmi mani e piedi.
Tremavo. Non sapevo se era per l’adrenalina accumulata o per il freddo. Tolsi i guanti e osservai le mani. Avevano assunto un pallore violaceo. Non le avrei quasi riconosciute se non fossero state attaccate alle mie stesse braccia. Mi tolsi il casco e cercai di scendere. I miei piedi scricchiolarono, quasi a volersi rompere come cubetti di ghiaccio sotto il mio peso.
“Devo muovermi… non ho tempo per riprendermi”
Osservai una cabina telefonica poco distante.
“Per fortuna che i numeri di quei due li conosco a memoria…”
Istintivamente mi portai la mano alla tasca in cerca del portafoglio. Tastai e, ovviamente, non trovai nulla.
“Cazzo è vero..”
Il portafoglio e il mio cellulare erano nella macchina di Gianni. Mi salì un senso di disperazione e isolamento. Pensa Ciro… pensa…
Mi guardai intorno. In giro c’erano pochissime macchine. In fondo alla pompa di benzina vidi:
“Una volante!”
Pessima idea Ciro. Un motociclista senza patente ne documenti di alcun tipo che chiede informazioni a dei poliziotti? Altro che motorizzazione! Sarei finito nella questura più vicina.
“Cazzo…”

Intanto, dietro di me, si parcheggiò una macchina. Dall’interno scese un uomo sulla quarantina. Subito mi fiondai da lui.
–       Mi scusi… sono disperato… – (beh… non era proprio il giusto approccio)
–       Dimmi… – rispose il signore, titubante.
–       Non ho il cellulare con me… e dovrei fare una chiamata d’emergenza… –
–       Sì, ma… io… sono di fretta… – (classiche scuse di chi vuole evitarti.)
–       La prego… è la prima volta che mi trovo in questa situazione… –
–       Va bene… ecco… non metterci tanto… –
Afferrai il suo cellulare. Era un vecchio Nokia N95. Erano secoli che non vedevo quel modello di cellulare. Digitai il numero di Francesca.
Occupato “Dannazione”
Ricomposi rapidamente il numero mentre il tipo mi fissava intensamente.
Bussava
– Sì chi è? –
–        Quello che ti ucciderà appena ti vede! – dissi.
–       Ciro! Oh grazie al cielo! Sei vivo! Mi stavo seriamente preoccupando! –
–       Certo che sono vivo! Devo prima compiere due omicidi poi posso anche morire! –
Il signore mi stava fissando ancor più intensamente e con un accenno di nervosismo.
–       Ascoltami! Sono in un’area di servizio. –
–       Ti veniamo a prendere? –
–       No! Me la cavo da solo! Voi arrivate alla motorizzazione… ci vediamo lì! –
click
 
Ridiedi il cellulare al signore e lo ringraziai vivamente. Lui riprese il cellulare ed entrò frettolosamente nel bar.
Ora restava da conoscere la strada da percorrere.
Sorrisi… perché un ricordo mi pervase la mente.

“  Quand’ero piccolo facevamo sempre lunghi viaggi d’estate per andare al mare. E ci fermavamo sempre nei soliti autogrill. Essendo un bambino molto curioso, ogni volta che entravamo nei bar e vedendo la grossa cartina dell’Italia appesa all’ingresso, chiedevo a mio padre d’indicarmi dove fossimo. Perchè per me, quelle strade sembravano tutte uguali. Mio padre un po’ spazientito mi diceva:
–       Ma come! Non riesci a capirlo? Vedi… siamo qui! –  “

Ma lì, in un punto imprecisato della tangenziale ovest di Milano, ero da solo.
“Dove sei! Dove sei!”
Mi avvicinai al bar alla ricerca della cartina. Perlustrai i muri dell’ingresso e tra i vari manifesti trovai la cartina dell’Italia e poi quella di Milano.
“Ottimo! Ora mi serve un cavolo di puntino rosso con ben scritto VOI SIETE QUI”
Non c’era.
Andai a naso e trovai il punto in cui ero.
“Sono inculo ai Lupi!”
Percorsi col dito tutta la tangenziale ovest fino a molino dorino.
“Uscita 2… ricordati Ciro! Uscita 2”

Corsi alla moto. Il tempo non mi era clemente. Dovevo percorrere un sacco di strada. Girai la chiave. Attesi che le spie si spegnessero.
Brummm…
“Anche col gelo non perdi un colpo… sei fantastica…”

Continua… Parte (XI)

Seicentoventi (VII)

Ducati monster 620 moto blog

Mi sentivo come una sardina compressa in una scatola di latta. Indossavo un giubbotto da moto di qualche taglia più piccola della mia. Un mio caro amico motociclista mi aveva salvato il culo prestandomelo. Le ferree regole per l’esame imponevano un abbigliamento protettivo adatto ed io non avevo un bel niente.

–       Mi raccomando… – dissi guardando in faccia a Gianni e Francesca, poco prima che salissero sull’auto.
–       Si tranquillo, amore… ci penso io. –

Cercai di riporre quel poco di fiducia che possedevo in quei due. Ma avevo uno strano presentimento, come al solito.
Salii in sella alla moto e l’accesi. Mi piegai in avanti ma subito mi scivolò dalla tasca il cellulare. Quel giubbotto aveva delle tasche minuscole e non potevo rischiare di perderlo per strada.
Gianni e Francesca erano già in macchina. Il mio amico aspettava solo un cenno per partire.
–       Aspetta! Aspetta! – dissi avvicinandomi al finestrino di Francesca.
–       Che c’è? –
–       Prendi queste cose… non riesco a portarle! – dissi, consegnandole il portafogli e il cellulare.
Francesca, titubante, prese le mie cose e chiuse il vetro. Saltai in sella alla moto e feci un cenno a Gianni di partire.

Faceva strada davanti a me. Guardai per un attimo il cielo. Il sole quella mattina tardava a svegliarsi per smorzare il gelo invernale.
Dovevamo imboccare la tangenziale per arrivare dall’altra parte di Milano. Il giorno prima avevamo studiato la strada fino allo sfinimento.
“Spero che non sbaglino”

Quand’ecco presentarsi davanti a noi il bivio della tangenziale.
“Sinistra, svolta a sinistra!”
E invece, la bmw di Gianni svoltò a destra.
“Cazzo no!”
Volevo urlargli contro ma non potevo far niente a bordo della moto. Ormai il danno era fatto. Avevamo imboccato la tangenziale dal lato sbagliato e avremmo fatto molta più strada per arrivare a molino dorino. Oltretutto, quel percorso non lo conoscevo a memoria, quindi, avrei dovuto fidarmi ciecamente di lui e del suo navigatore.
E, quasi non contento delle sue cazzate, Gianni iniziò a spingere giù con l’acceleratore.
“Cazzo Gianni! Non sono in macchina! Non possiamo giocare!”
“Ho una cazzo di moto! E non ho neanche la patente!!”
Cercavo di stargli dietro alla meglio. Ma lui sembrava volesse seminarmi più che farmi da guida. “Dovevo dirgli di non correre!”
“Possibile che Francesca non se ne accorga!”
Gianni faceva lo slalom tra le macchine. Passava dalla corsia di sorpasso a quella per i veicoli lenti. A un certo accelerò e lo persi di vista.
“Dove sei! Maledetta BMW!”
Lo cercavo tra le macchine attorno a me. Il casco non mi dava una piena visuale. Il freddo mi stava congelando le mani, nonostante i guanti.
Ero nella corsia centrale a circa 100 all’ora. Continuavo diritto mentre cercavo il mio amico. A un certo punto però. Vidi una macchina grigia svoltare rapidamente a destra verso uno svincolo. Osservai meglio e vidi dal finestrino quella faccia da schiaffi di Gianni che non si era ancora accorto di niente.
“CAZZO!”
Lui aveva svoltato ed io avevo saltato quello svincolo. Ormai ero obbligato ad andare diritto verso chissà dove.
Rallentai pericolosamente la velocità pensando a cosa fare.
Ma m’ero dimenticato di essere nella corsia centrale.
Sentii un’ombra gigantesca dietro di me e un:
Peeeeeeeeeeeeeee
Un camion mastodontico mi stava arrivando addosso.
Mi voltai e sgranai gli occhi.
“Porcaputtana!!”

Continua… Parte VIII

Seicentoventi (VI)

Ducati monster 620 ruota-3

Riuscii a cumulare sì e no un paio d’ore di sonno.
L’ansia per l’esame della patente era troppa. Non potevo fallire. Era la conclusione del mio piano. Avevo progettato tutto nei minimi dettagli da 4 mesi a questa parte.
L’acquisto della moto…
La corsa per avere i soldi…
I giri interminabili per strappare un’assicurazione decente…
Le lunghe file alla motorizzazione per le decine di carte da sbrigare…
e, sudore e freddo per le ore spese a esercitarmi da solo…
Tutto questo all’oscuro dei miei genitori. Certo, potrebbe essere normale alla mia età. Ma i miei genitori sono della categoria degli iperprotettivi con l’aggravante dell’ossessività. Non potevo dirgli che avevo smesso da tempo di pagare l’abbonamento dei tram per gironzolare a bordo di una moto da 60 cavalli. Sarebbe stata una follia…

Ricordo di quella volta a 18 anni… ne combinai una delle mie e mio padre, furioso, durante la notte mi smontò la ruota davanti della mia piccola vespa. Cioè… lui s’era alzato presto per smontarmi la vespa! Poi era andato a lavoro.
Quella volta vinse lui…
Che avrebbe potuto fare ora?
Mi sa che la sua ira, qui non ha giurisdizione…

Mi girai nel letto. Timidamente, l’alba s’intrufolava nella stanza. Gianni, il mio migliore amico, dormiva su una brandina accanto a me. Quella mattina, aveva il compito di seguirmi con la macchina. Purtroppo, l’esame della patente A, da privatista, comportava la presenza di una macchina che seguisse il motociclista per l’esame pratico in strada. Le scuole guide a Milano avevano prezzi inaccessibili ed io ero quasi al verde. L’unico tentativo era quello e, dopo aver smosso mari e monti per trovare qualcuno che avesse una macchina per l’8 gennaio, mi parò il culo Gianni.
Lo guardai, pensieroso:

“Grazie stronzo… vale molto per me quello che stai facendo… forse potrei anche perdonarti quella cazzata che hai fatto quest’estate. Ricordi? Maledetto…
Ma ora sei qui… a dimostrare che gli amici ci sono, quando ne hai bisogno…
Grazie…”

Gianni continuava a dormire sereno. Guardai l’orologio e capii che era giunto il momento di svegliare tutti. Nell’altra stanza, insieme alle mie coinquiline c’era la mia ragazza, Francesca.
Anche lei, quel giorno, mi avrebbe accompagnato all’esame.
e forse, era più in ansia di me.

–       Gianni! –
–       ohhh…. –
–       Svegliati… è ora… –

Continua… Parte VII

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