A Neverending Summer (I)

A neverendign Summer (I)

Ansie, paure, pensieri… tutti lì fuori ad aspettarmi

– Tu mi vuoi far morireeeee! – gridò Gianni dal sedile passeggero della mia Ford fiesta.

Erano le nove e mezza passate. La notte era scesa prima del previsto, segno che le giornate si stavano accorciando. Guidavo o qualcosa di simile. Tenevo il volante bloccato con un ginocchio mentre finivo di scrivere una mail sulla querty del mio cellulare.
– Stai andando addosso a quel ciclista!! – urlò.
– Si l’ho visto! –
– Quello è un camion!! –
– Cavolo da dove è sbucato? – dissi evitandolo per un soffio.
– Basta! Dammi quel cellulare!! –
– No aspetta! Ho quasi finito! –
Gianni mi strappò il cellulare di mano. Cercai di riprendermelo mentre lui lo teneva sospeso lontano da me, proprio come si faceva alle elementari per prendere in giro gli altri ragazzini. – Ridammelo! – gli intimai, girato nella sua direzione. – No! –

Peeeee Peeeeee

Il suono di un clacson strombazzante ci fece girare entrambi verso la strada. Una panda blu guidata da un’ingenua e impaurita ragazza ci stava venendo addosso. In realtà eravamo noi ad andare addosso a lei, visto che eravamo dalla parte sbagliata della strada. Afferrai il volante e la scansai con una rapida manovra. La ragazza, con qualche anno di vita in meno, continuò a strombazzare anche dopo averci superati o sfiorati, per definire meglio la cosa.
Tornai a guardare Gianni. – Ridammelo! – gli dissi. Lui mi guardò e impugnò, minaccioso, la leva del freno a mano.
– Ciro, fermati e fammi guidare! Voglio vivere ancora un po’ io! – disse, mentre minacciava di tirare quella leva per bloccare la macchina.
Per evitare grane con Gianni, alzai le mani e accostai. Subito si mise alla guida e il viaggio continuò più tranquillamente. Tirai fuori dalla borsa la mia fotocamera. Montai un obbiettivo adatto e iniziai a fare qualche foto alle macchine.
Il buio, le luci dei lampioni, i fari e la striscia di mezzeria davanti a noi contribuivano ad alimentare quella strana e bella sensazione che invase il mio cuore.
Dietro di noi non c’era una strada… ma i miei pensieri. Fuggivamo da quelli. Fuggivamo dalla realtà. Per un attimo mi girai indietro sperando che fosse davvero così. Sarebbe stato troppo facile. E infatti, dietro, attraverso il lunotto posteriore vedevo solo macchine e strada, fari e lampioni. Le stesse cose che avevo davanti.
Maledizione… ci sarà una cura? Spero che questa fuga serva a qualcosa…

Il piano di quella sottospecie di vacanza era semplice. In barba ad ogni progetto che la mia mente ansiogena cercava di sprigionare, mi limitai a un semplice “Partiamo!”. Spiazzai la maggior parte degli organi rimasti che si riunirono in un assemblea condominiale. Il cuore chiese alla mente se fosse entrata in ferie in quel periodo visto che la dose di razionalità era brutalmente calata. La mente rispose con un secco “fatti i cazzi tuoi!” e tutti gli altri, stomaco, fegato e polmoni iniziarono ad applaudire con un conseguente boato. I polmoni, contenti del risultato, mi permisero di respirare aria dal dolce sapore di libertà.

Gianni colse al volo il mio invito e saltò a bordo della mia macchina in un batter d’occhio.
Direzione sud, Palinuro, a circa 200 chilometri da casa.
La più vicina patria del divertimento!

Cuore Parte V

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E solo Dio sa quanto può far male..

Quando il cuore batte per conto suo. Quando se ne frega della vita e lascia stare i pensieri. Non posso far nulla per contrastarlo. Sono giorni difficili. Sono stanco e incapace di resistere. E’ una guerra già persa, quella con me stesso. Mi conosco troppo bene da saper di essere più forte.. anche quando dall’altra parte della barricata ci sono io.

E tutto è cambiato, non è più come prima..

La scenografia della mia terra è cambiata. La mia casa non sembra quasi più la stessa. Fatico anche a riconoscerla. E non perché sia ubriaco.

Eccola li… ma non mi fermo.

Voglio fare un altro giro. Un’altra folle corsa su questa strada.

E chi lo sa.. magari potrebbe essere l’ultima.

Tutti questi cambiamenti mi fanno pensare..

E se fossi cambiato anche io?

Se non ci fosse più quel Ciro di sempre che mi seguiva nelle imprese assurde.

Forse l’altra sera è stato solo un assaggio di pazzia, dettata da qualche regola ignota. Chissà a cosa pensavo mentre iniziavo quella corsa clandestina con Luca come mio avversario:

Gianni ed Enzo erano con me e si  coprivano gli occhi mentre saltavo qualche semaforo o mi affiancavo a Luca in una strada a doppio senso.

Lo riconosco. Con il suo sguardo beffardo e la sua mentalità sconosciuta, Luca.. è più pazzo di me. Ma a me manca poco. Un solo soffio e diventerò peggio di lui. Basta solo che il mio cuore batta un altro colpo fuori posto e il gioco sarà completo. Il mio quadro ben disegnato verrà macchiato e reso irriconoscibile. Così potrò buttar via la mia fredda razionalità per dar posto alla calda follia.

-No Ciro no!- Urlò Gianni..

Stavo per imboccare uno svincolo contro mano. Volevo superare Luca il prima possibile. Per fortuna non veniva nessuno. Questa notte poteva essere l’ultima per un bel po’ di persone.

.. e lo superai.. ma la soddisfazione non era abbastanza.

La corsa continuò..

Mai mettere due cuori irrequieti al comando di due macchine. Si sa già che poi va a finire così.

Ed ora come ora.. non riesco più ad affrontare i miei sensi di colpa. Sono tutti li a guardarmi e ridere di me. Devo scrollarmeli di dosso il prima possibile. Non posso continuare a far finta di niente e a mentire alla gente con un triste sorriso. E’ dura a volte non poter raccontare. Non poter dire di essere così fragile sotto questa corazza strafottente.

Cosa vuoi.. O mio cuore?

Invoco la tua calma..

Voglio la mia sicurezza.

Non voglio patire..

È così facile mettere a posto la mente e la coscienza non pensando.

Ma con te non ci riesco.

Cos’è?.. Che cos’hai?

Sono domande a cui so che non mi darai risposte..

Trattengo il respiro..

I tuoi battiti si fanno più intensi. Li sento e contandoli cerco di capire come sia fatto questo piccolo organo malinconico.

Tum tum..

Tum tum..

Sembra aver smesso.. Respiro..

E seduto su questa comoda poltrona batto le mie ultime parole di questa notte.. prima di affondare i miei occhi nella calda e tranquilla Combray.. dove Proust si dilettava a descrivere il suo piccolo mondo…

Alla prossima.. Lo spero..

 

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