Frammenti di vita #88

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Ce la devo fare….

(per caso passa qualcuno esperto di massimizzazione vincolata con i moltiplicatori di lagrange?)

Frammenti di vita #78

Markowitz_Harry

Caro signor Markowitz, mi deve:

  • Una decina di giorni per capire il suo modello,
  • Una decina di minuti per trovare una sua foto decente da mettere qui, (quegli occhiali sono orribili!)
  • Circa un paio di minuti per scrivere correttamente il suo nome, (poi ho fatto copia incolla)
  • E… una lode… (poteva dirmelo che quella maledetta curva si stringeva al variare di rho..)

 

 

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La Coinquilina perfetta #8

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Non ci potevo credere, avevo studiato il finimondo! Praticamente tutto il libro, ogni singola frase, ogni singolo pezzo e… non ce l’avevo fatta. Non l’avevo passato!
Rimasi scioccato quando aprii il file contenente i voti. Avevo passato tutta la settimana con la curiosità di sapere se avessi preso un 25 piuttosto che un 27, non avevo nemmeno formulato altre ipotesi sul mio esito. E Invece, compariva ben chiara accanto al mio nome, la scritta insufficiente.

Restai con gli occhi sbarrati per circa un quarto d’ora a fissare il pc. Cercavo di capire cosa avessi sbagliato nel compito. Nulla… non mi veniva in mente nulla…
Avevo risposto alle domande, avevo scritto correttamente… Cosa era accaduto?
Iniziai a girare per la stanza senza meta.

Avanti e indietro, avanti e indietro… come un cane in gabbia. Poi mi sedetti sul letto con la testa tra le mani. Non mi ero nemmeno accorto di aver lasciato la porta della camera aperta.

Sara ci passò davanti per andare in bagno e mi vide.
La guardai con gli occhi rossi.

– Cosa c’è? Qualcuna non te l’ha data? – disse ironica, col suo solito cinismo.
– No Sa… è che… – balbettai.

Non rispondendo alla sua battuta con la solita ironia, Sara capì che si trattava di una cosa seria. Entrò nella mia stanza e si sedette accanto a me.
Mi guardò…

– Non ho passato un esame Sara… – dissi.
– Vabè… capita… – rispose, mostrando una strana compassione.
– Era facile! Anzi quasi banale! – dissi disperato.
– Dai… avrai interpretato male… succede! A volte i professori vogliono una cosa e tu ne scrivi un’altra. –
– Già… forse è andata così… –  risposi, cercando di calmarmi.
– Ok! Adesso tirati su… Cosa vuoi per cena? Cucino io! – disse la mia coinquilina.
– Eh?! Vuoi cucinare tu? – chiesi, quasi sorpreso.
– Si certo mister perfettino! So cucinare anche io! Ma niente robe strane! La scelta è tra pasta al sugo e pasta al pesto… anzi no… non c’è scelta… pasta al pesto! – disse seria.
– … ci metti anche la pancetta? – chiesi con fare pietoso.
– Si ok… – acconsentì.

Sorrisi.

– Dai, vado a preparare… tu alzati, lavati la faccia… tranquillizzati che non è morto nessuno… La prossima volta andrà meglio… vedrai… – disse andando in cucina.

La vidi sfilar via dalla mia camera con passo sicuro… cercando di capire come facesse a restare sempre così fredda e razionale. Sara non era di certo il massimo nel consolare le persone, ma apprezzavo molto il suo gesto. Non era da lei. Mi stavo quasi commuovendo.

Ripresi le forze. Guardai in direzione della cucina sentendo il rumore delle pentole. Sara stava iniziando a cucinare.

– Sara… – la chiamai.
– Dimmi… – mi urlò dalla cucina.
– Ce la metti la cipolla vero? –
– NO! –

Pensieri random #16

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Quanto mi piacerebbe tornare indietro nel tempo. Circa verso la fine del 1700. Per poter girovagare tra le strade di Groninga alla ricerca di un buon e originale pub olandese. Dove magari incontrare personaggi del luogo e del tempo…

Quanto sarebbe stato bello incontrare Daniel Bernoulli che tra una birra e l’altra ti sparava la la frase dell’utilità attesa. Frase su cui si basano tutte le decisioni del mondo… di singole persone, aziende, banche… e anche di quelli che ignorano queste parole, tipo qualche idiota che deve scegliere tra un pacco di pasta Barilla e una sottomarca del penny market.
Gli direi: “Hai ragione Daniel…”
E magari gli scriverei su un foglio la formula: Schermata 01-2457419 alle 12.22.14
cosi da togliere il nobel a von Neumann e Morgenstern circa 200 anni dopo.
(per vendicarmi delle ore passate a cercare di capirla!)
E aggiungerei: “Daniel… vedi.. siamo tutti riassunti in questa U. Si chiama funzione di utilità, ognuno ha la sua… e stabilisce le preferenze che ognuno ha riguardo alle cose…”

Daniel: “Interessante, straniero dall’accento borbonico…”
(c’erano i Borboni a Napoli nel 1700? non mi ricordo :P)
Io: “C’è un problema però… ”
Daniel: “Un fottio di funzioni vero? Una per ogni persona esistente..”
Io: “Già… sei perspicace! Non si direbbe dall’imbarazzante parrucca riccioluta che porti…”
Daniel: “Mi costringono a portarla… se no vengo male nei quadri…”
Io: “Beh… al tuo tempo… cioè in questo tempo, le persone sono tutte diverse, ognuna con le sue preferenze… e quindi migliaia di formule da calcolare…. ma…”
Daniel: “C’è un ma?”
Io: “Si c’è un ma bello grosso che arriverà in futuro… ovvero… se si riuscisse a condizionare il volere delle persone, a canalizzare le preferenze… a costringerle a fargli piacere solo determinate cose… sarebbe fantastico vero?”
Daniel: “Si! Ovvio! Ci sarebbero meno funzioni… meno U… i calcoli sarebbero più facili… ma non credo che ciò possa avvenire! E’ impossibile modificare le preferenze delle persone…”
Io: “Beh… Daniel, ordiniamo un’altra birra cosi ti spiego un pò di cose sul futuro… Iniziamo dal Marketing….”

 

Frammenti di vita #44

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Dai Arancione… non mollare! Non siamo manco a metà programma!

Buona Pasqua

Frammenti di vita #42

IMG_20150402_191348_editBuona Pasqua..

L’amicizia è come un while (Andrea parte #6)

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Secondo semestre anno 2013/2014
Settima lezione

Ero in anticipo. Mi ero sistemato al mio posto. Il solito. Ormai quel pc del laboratorio era diventato personale. Avevo sistemato le icone e cambiato lo sfondo. Mi piace personalizzare le cose che uso.
Quel giorno ero da solo. In aula c’erano poche persone oltre a me. Nessuna traccia di Anjalie e di Andrea. Mi avrebbe fatto piacere rivederlo. Ci speravo.
La lezione cominciò. Il professore aveva disposto sulla cattedra un bicchiere e due bottiglie. Voleva spiegarci un costrutto del linguaggio C. Uno dei più usati: il while.
“Dato che il calcolatore non è in grado di svolgere un problema in blocco… Va bene… Questo deve essere spezzettato in piccole parti facilmente eseguibili… va bene… “
Era una strana spiegazione. Oltre ai continui intervalli con “va bene” abbastanza superflui, cercai di capire come si potesse spezzettare un problema come, chessò, trovare il maggiore tra un gruppo di numeri. In tutta la mia vita mi sono limitato al mio utilissimo dito indice, che, di fronte a un gruppo di numeri non aveva nessun timore a indicarne il maggiore. Per il computer però, non era così semplice. Forse perché mancava di dito indice (concedetemi quest’umorismo spiccio… ) o forse perché:
“Ricordate che il calcolatore esegue piccole operazioni UNA alla volta… va bene…”
Il professore prese in mano la bottiglietta d’acqua e il bicchiere.
“Mettiamo che vogliamo riempire questa bottiglia d’acqua… va bene… e abbiamo un solo bicchiere a disposizione… va bene… prepareremo un ciclo di tot volte, in cui, ogni volta riempiamo il bicchiere e lo verseremo nella bottiglia…va bene…”
Tutto chiaro. Anche se acqua e computer non sono mai andati d’accordo per quel che mi riguarda. Improvvisamente però, notai dalla finestrella della porta d’ingresso un ragazzo che gesticolava animatamente. Era Andrea. Sorrisi scuotendo la testa. Non poteva entrare perché la porta si apriva solo da dentro e il professore era intransigente su certe cose.
Andrea muoveva la mano come per dirmi “Dai, vienimi ad aprire!”. Sospirai. Era una cosa che non si poteva fare e non volevo mettermi in cattiva luce davanti al prof, visto che ero sempre al primo banco.
Però… non potevo lasciarlo lì fuori.
Mi alzai lentamente. Sfruttai un attimo di distrazione del prof. Girai velocemente la maniglia e lo lasciai entrare. – Grazie Ciro! Mi hai salvato… –
– Shhhh il prof sta spiegando… –
– Ah sì… ok… –
Ci sedemmo in modo furtivo.
– Cosa sta facendo? – mi chiese Andrea.
– Spiega il while… –
– Ah certo! Com’è? Difficile? –
– Eh non lo so! Se non mi fai seguire! – dissi sorridendo.
– Certo scusa, scusa… –
Passarono 30 secondi di orologio.
– Ciro scusami ma qui com’è che si apriva? –
– Clicca lì e fai apri nuovo progetto… –
– Perché il prof ha quella bottiglia in mano? –
– Lunga storia… –
– E questo while che c’entra? –
– Andre… –
– Sì –
– TACI! –
– Eh Porca troia! Manco fossimo in chiesa! –

“Silenzio! Lì al primo banco o vi caccio!”

 

continua… domenica 8 marzo

Frammenti di vita #41


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Riparazione Pc 2

Dovevo ripassare informatica e riparare il pc…
meglio unire le cose!

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L’amicizia è come un while (Andrea parte #5)

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Secondo semestre anno 2013/2014
Sesta lezione
Fine lezione

“Bene! Ci vediamo la settimana prossima. Buon Weekend.“

Il professore ci congedò con un rapido saluto. Tutti ci alzammo come quando in chiesa la messa giunge al termine. Salutai Anjalie che, con il suo solito fare, scappava via senza tanti preamboli. Mi girai verso il ragazzo milanese. Stava mettendo a posto le sue poche cose. Gli porsi una mano.
– Comunque io sono Ciro. Piacere. – mi strinse la mano con vigore.
– Andrea. Piacere mio. Sei stato molto gentile ad aiutarmi. Io sono negato… –
E iniziò a parlare… e parlare… e parlare ancora.
Una volta che aveva cominciato, quel ragazzo, non la smetteva più. Iniziò, di punto in bianco, a raccontarmi di se.
– …Ogni mattina è dura essere qui in orario. Abito fuori Milano. A Cesano Maderno. Conosci? –
– Beh… in teoria… –
– Te da dove vieni? Dal sud Italia immagino. Sai, anche io ho origini del sud. Pugliesi in particolare … I miei dopo una vita qui sono tornati giù… Ed io sono rimasto qui… ma un giorno…  –
E continuava… continuava…
Nemmeno mi ero accorto che stavamo già percorrendo il lungo corridoio. Andrea era un sottofondo continuo che ti distraeva dai pensieri. Ogni tanto sorridevo quando bloccava le mie risposte a metà per parlare di se… della sua vita… delle sue esperienze.
– Vuoi un caffè? Te lo offro io. – mi disse all’improvviso. Tentennai col capo. Lui però aveva già inserito una monetina e aspettava, scorrendo col dito suoi tasti, impaziente. Sapevo che se non gli avessi detto niente, lui avrebbe scelto al mio posto. Quindi gli dissi subito: – Lungo! – ma la mia mente era rimasta ancora alla domanda di prima. Era incontenibile. Aveva una strana vitalità coinvolgente.
– Come lo vedi questo esame Ciro? –
– Mah… difficile… ma non impossibile. Basta seguire. Entrare nel meccanismo… –
– Io non lo so… sono anni che ci provo… con l’informatica sono proprio negato… –
Come fare a non aiutare quel ragazzo? Era buono, gentile, instancabile. Aveva una marea di qualità.
Salimmo le scale per uscire all’esterno dell’edificio.
– Tu dove devi andare Ciro? Ti do un passaggio? –
– Abito a Lambrate… prendo il treno da Greco Pirelli… –
– Mannaggia! Devo andare da tutt’altra parte. Però… un passaggio alla stazione te lo posso dare… così risparmi il tragitto a piedi… –
– Beh… se proprio insisti… –
– Ma certo. Vieni… Quella è la mia macchina. –
Salii su quella tre porte un po’ sgangherata. Subito Andrea si scusò per il disordine e raccontò che “questo” era qui per “quello” e “quello” era qui per “questo”. Partì subito senza far riscaldare la macchina o allacciarsi le cinture o almeno controllare gli specchietti. Ero un po’ in ansia a dir la verità, soprattutto quando il segnale delle cinture iniziò a emettere un suono fastidioso.
Curvava stretto, strombazzava ai passanti, evitava le buche in modo brusco. Di solito sono io quello che guida così e trovarsi dal lato del passeggero era una novità. La mia preoccupazione saliva sempre di più quando al suo stile di guida intervallava messaggi al telefono e racconti della sua vita.

– Andrea! Andrea! Aspetta! Fermati qui! Sono arrivato – gli dissi in tempo. La stazione non era distante.
– Di già? Allora ci salutiamo Ciro! Ci becchiamo alla prossima lezione. –
– Sicuramente… –

 

continua… giovedì 5 marzo ore 10:00

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