La Coinquilina Perfetta #2

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I mesi si susseguirono veloci. Sara e Carmen si ambientarono bene nella casa milanese. Imparai a conoscerle col tempo attraverso i gesti quotidiani delle singole due. Sara era la precisa, parlava e ti contraddiceva ogni qual volta poteva farlo. Carmen era molto più calma, socievole e incline al discorso, non contraddiceva mai una tua affermazione.
Quelle due erano un perfetto ossimoro… e spesso mi chiedevo come facessero a dormire insieme nella stessa stanza.
E’ sempre stato un mio dubbio…

“Ciro… smettila di guardarmi… mi metti ansia…” Disse Sara mentre cucinava.
“Ma come! Non sto dicendo niente…”
“Tu no… ma i tuoi occhi dicono tutto!”
“I miei occhi?”
“Sì lo so… ci voleva più olio… non va bene che poggio il cucchiaio sporco sul tavolo… il fuoco è troppo alto… “
Sorrisi… “Hai dimenticato che devi accendere la cappa… “aggiunsi.
“Vedi? Ormai ti conosco…”

Ormai ti conosco… disse… e quella frase risuonò nella mia testa. Mai nessuna coinquilina o coinquilino l’aveva mai pronunciata. Stava scattando qualcosa… un qualcosa di diverso.
Beh.. a questo punto c’è da spiegare un po’ di me e di come sono fatto. Sono sempre stato un tipo non molto incline alla socializzazione… sempre un po’ riservato e chiuso con gli altri. I rapporti sociali sono sempre stati difficoltosi e quei pochi che ho, ho sempre cercato di tenermeli stretti il più possibile. Nei primi anni di convivenza con altre persone non sono riuscito mai a instaurare amicizie durature, pur vivendo in casa con la stessa persona per un intero anno. Sembra strano, ma è così… e non mi è mai dispiaciuto più di tanto quando qualcuno abbandonava la casa al termine del contratto. Ora… Sara era lì, intenta a cucinare il suo merluzzo impanato. Aveva pronunciato quella semplice frase che chiunque pronuncia verso un amico. Mi conosceva… riusciva a leggere i miei occhi… capire i miei pensieri… e pur avendo un brutto caratteraccio puntiglioso sorrideva nel prendere in giro la mia pignoleria… Ed io? Cosa sapevo di lei? Un cavolo! Non me ne fregava praticamente niente… perché sapevo che a fine anno mi avrebbe abbandonato come tutti gli altri ex coinquilini, finiti chissà dove e mai più sentiti. Tutti sfruttavano quella casa per il tempo che gli serviva e poi… puff…. Tanti saluti…
Non volevo più attaccarmi… non volevo più affezionarmi….
E per fare ciò rimanevo sempre freddo… distaccato… lontano…

Ma qualcosa stava cambiando…

Guardai Sara sistemare il pesce nella padella con la forchetta di metallo. Mi morsi la lingua per non dire niente. Lei mi guardò, sorrise, aveva capito che morivo dalla voglia di dirle che mi avrebbe rovinato la pentola se avesse continuato così.

“Sara?”
“Dimmi Ciro..”
“Tu mi odi?”
“Naaa…. “
“E perché usi la forchetta?”
“Perché la tua faccia sofferente non ha prezzo…”
“Dai… questa è crudeltà… ti prego… usa un cucchiaio di legno!
“Mmmm mi sa che…. Non lo farò!” disse, con tanto di pausa nella risposta.
“Sei perfida…” dissi ironico e feci per andarmene.
Quando mi sentii chiamare.
“Ciro… mica esci stasera?”
“Mmmm non credo…  perché?”
“Beh… Carmen non torna oggi e…. ho paura a restare sola in casa…” disse con un sottile velo di timidezza. Mi aveva confessato un suo sentimento. Una sua paura… una sua fragilità.
“No… non esco. Resto qui…” le dissi guardandola intenerito dalle sue parole.
“Sicuro… guarda che posso andare da una mia amica.”
“No tranquilla Sara… resto… però… devi fare una cosa….” Dissi e presi un cucchiaio di legno dal cassetto. Glielo porsi davanti al viso.

Lei capì e sbuffando lo afferrò.

 

 

Continua…

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