L’amicizia è come un while (Andrea parte #8)

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Ottobre 2014
Anno 2014/2015
Primo semestre

Camminavo lungo il sottopasso del tram 7 in direzione della mia università. Ero insieme ad altri studenti che, ovviamente, non conoscevo. Ero solo quindi… solo tra la folla.
All’uscita dal sottopasso iniziavo a scorgere il grosso edificio arancio scuro. Sembrava una bella giornata, dal sole che scoppiava in cielo. In pieno contrasto con il mio animo.
Era il primo giorno di corsi dopo le vacanze estive e l’intricata sessione di settembre.
Iniziava una nuova vita, fatta routine mattiniere… percorsi obbligati… nuovi libri… nuovi sacrifici.
Ed ero solo ad affrontare tutto ciò. Quanto avrei voluto qualcuno con cui prendere un caffè quella mattina! Magari scambiare due parole… lamentarsi degli orari e delle mancate pause pranzo.
Niente… Gli unici a rispondermi erano i miei pensieri. Sempre troppo carichi di ansie e aspettative.
“Questi saranno gli ultimi corsi che seguirò…” pensai. “Informatica non la seguirò più!”
Avevo passato il mese di agosto al pc. Mentre tutti gli altri postavano le foto delle loro meravigliose vacanze in ogni social network esistente, io ero nella mia camera a Milano, a divincolarmi tra costrutti C e sintassi di SQL. I miei unici amici erano i libri. “Ce la farò!” pensavo ogni mattina prima di alzarmi dal letto. Purtroppo il destino non fu dalla mia parte. Le intricate regole della propedeuticità m’impedirono di poter dare l’esame a settembre. Come può Statistica essere propedeutica per Informatica? Ancora oggi me lo chiedo. Ma allora lo scoprii troppo tardi… o forse nel giusto tempo. Perché, dopo averlo scoperto, tutti i miei sacrifici mi crollarono addosso. Stetti un giorno a guardare il soffitto pensando a quale gioco stesse giocando il destino con la mia vita.
Poi mi rialzai… presi il libro d’informatica e lo misi da parte. Presi statistica… e la preparai in tempi record per il primo appello utile di settembre.

E la passai… (ma questa è un’altra storia)

Il conto con informatica era solo rimandato di qualche mese. Non c’erano più impedimenti… Avrei dato quell’esame al primo appello!
Purtroppo dovevo aspettare gennaio…
“Chissà Andrea se…” pensai.
“Chissà Andrea dov’è finito!”
Sospirai. Ci speravo in quell’amicizia. Stava proseguendo bene. Avevamo l’età giusta … stessi gusti… opinioni concordi. “Cos’altro serve?”

Dopo un veloce caffè al bar dell’università, mi sistemai tra i primi banchi dell’aula 2 dell’edificio. Mi guardai intorno. Forse avrei conosciuto qualcuno tra quei banchi. Tutte facce nuove a parte qualche conoscente che saluti perché hai visto già in altri corsi ma non c’hai mai legato.
La professoressa sulla quarantina entrò dalla porta laterale con in mano un vecchio pc. Lo collegò al proiettore… ci guardò e fece partire la prima slide.
– Benvenuti al corso di Market Driven Management… –
Descrisse il corso.
Ritrovai la carica. Quel corso era stimolante. La professoressa gentile e cordiale. Ascoltavo. Forse quello era il primo corso che non comprendeva studiare una marea di formule infinite.
Buttai un occhio al cellulare. La spia rossa lampeggiava. Era un messaggio.
Sorrisi quando lessi il nome di Andrea.

[ Ciao Ciro! Come va? Da quanto tempo! Informatica?
L’hai data immagino!
Io non ce l’ho fatta per il lavoro! Mi tocca darla a Gennaio…
Allora? Ci vediamo per un caffè se ti va. ]

continua… domenica 15 marzo

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