L’amicizia è come un while… (Andrea parte #2)

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Tre anni dopo…

Secondo semestre anno 2013/2014
Quinta lezione.

Ero puntuale come un orologio svizzero a sedermi nel terzo posto della prima fila, poco distante dalla cattedra. Il professore era arrivato da qualche minuto e s’era seduto al suo posto di fronte a noi. Aveva un’aria contrariata stamane. Forse qualcosa lo disturbava; forse qualcosa che stava controllando al suo Mac nuovo fiammante; mentre i nostri pc, come al solito, faticavano ad accendersi. Di fianco a me c’era Anjalie, una timida ragazza indiana che un paio di volte aveva accennato a chiedermi qualcosa. Si sedeva tutte le mattine nello stesso posto; e, dato che anch’io, sono un tipo che, tutte le mattine si siede sempre nello stesso posto, abbiamo finito per conoscerci. Certo è che la definizione di conoscenza richiederebbe qualcosa in più di un semplice scambio di nomi; ma per il mio standard di socialità era già molto… e meglio di niente.

– Tutto bene Anjalie? – le chiesi.
– Si tutto bene… – mi rispose in uno stentato italiano.

A questo si limitavano le nostre conversazioni. Poi, si rimaneva in silenzio per le successive 2 ore; e ci si salutava alla fine; prendendo strade diverse.
Il professore guardò l’orologio, alzò gli occhi e avanzò verso la porta d’entrata ancora aperta. Se c’era una cosa che non tollerava, erano gli studenti che arrivavano in ritardo; e, durante la sua lezione, non si poteva né entrare né uscire. Si apprestava a cominciare la lezione, quindi, con un gesto della mano, rimosse il blocco che teneva la porta aperta e la chiuse.
Improvvisamente alla finestrella sbucò il volto di uno studente che ovviamente voleva entrare, anche se il professore aveva appena chiuso la porta. Lo studente fece una capanna con le mani cercando d’impietosire il docente che lo osservava. Quest’ultimo sorrise e lo fece entrare.

– Grazie Prof! Oggi c’era un traffico! La tangenziale bloccata! Ho cercato di….. .
– Sì.. sì.. si! Vai a sederti! –

Il ragazzo moro con uno spiccato accento milanese si avvicinò ai banchi. Vide che di fianco a me c’era un posto libero e si sedette in tutta fretta. Iniziò a muovere il mouse e a digitare qualche tasto senza senso.
– Sembra funzionare sto catorcio! – disse sottovoce.
Feci un mezzo sorriso.
Il professore aveva da poco iniziato a sfoggiare tutto lo scibile intorno alla procedura d’iterazione nel linguaggio C. Lo ascoltavo attento. La lezione del giorno e quelle successive comportavano l’utilizzo di un software di compilazione che dovevamo usare mentre il prof. spiegava. Nella mia spiccata pignoleria, avevo aperto il programma, allargato la finestra per vedere meglio, inserito commenti utili vicino ai costrutti e ogni tanto salvavo per non perdere il lavoro. Accanto a me Anjalie, faceva più o meno lo stesso mentre, dall’altro lato invece, il ragazzo milanese davanti al pc, sembrava un orango che cerca di mettere un triangolo nella fessura quadrata. Batteva sulla tastiera con una forza inconsueta e sbuffava quando non riusciva a capire cosa fare. Ogni tanto parlottava e imprecava sottovoce. Una parte di me voleva aiutarlo, l’altra parte invece, lo odiava, perché intenta a seguire la lezione che stava quasi per terminare. Mi feci gli affar miei…
Il professore aveva appena finito. Salvai tutto sulla mia penna usb. Riposi le cose nello zaino, salutai Anjalie e chiesi al ragazzo milanese il permesso di passare dato ostruiva il passaggio tra i banchi e l’uscita. Si voltò frettoloso e mi disse:

– Certo! Scusami tu! –

 

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continua… domenica 22 ore 10:00

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