Storia di una casa (#23)

2006/2007

– 23 –

6 : 47 pm

Finalmente a casa…
Poggiai a terra la pesante borsa dell’università ricolma di libri. Il gran peso caricato mi aveva indolenzito una spalla e presi a massaggiarla. La mia schiena s’irrigidì a contatto con il freddo portone. Sospirai. Mi ero lasciato alle spalle una lunga e interminabile giornata.
Mi sa che se continua così, non ce la farò… pensai.
La casa era silenziosa e dalla porta di Francesco non vedevo luci. Non era in casa.
Era già buio fuori e tutta l’oscurità s’era riversata all’interno, come un mare d’inchiostro su un foglio bianco. Avevo una fame che sembrava implacabile. Andai in cucina e aprii il frigo cercando di trovare un giusto abbinamento tra cibi apparentemente discordi; ma, mentre la mia testa era immersa nella luce del frigo, sentii un formicolare di chiavi. Francesco entrò in casa e, affacciandosi nella cucina, mi salutò.
–       Per poco non tornavamo a casa insieme! Sono rientrato anch’io poco fa. –
–       Allora tu eri sulla metro che ho perso… –
–       Può darsi… Che mangi? – chiesi cercando di trovare l’ispirazione.
Purtroppo, Francesco, non era proprio il tipo da fornelli e me lo fece capire in maniera concisa dicendo: – Non so cucinare! –
–       Beh… ti capisco… neanche io sono un gran che! –
Presi una pentola abbastanza capiente e la riempii d’acqua. Come ogni volta mi domandai quale fosse la quantità giusta. Accesi i fornelli e preparai il sugo in pentola. Di sottecchi, sbirciai le movenze del mio coinquilino. Dal suo scomparto aveva tirato fuori un pacco di salatini dietetici ed era intento a mangiarli osservando il cellulare.
Perché mai non ha scelto dei salatini normali? Mi domandai.
Quando il mio piatto fu pronto, lo portai al tavolo e mi sedetti dall’altro capo. Francesco aveva affiancato ai salatini uno di quei formaggi rettangolari dal sapore inconsistente. Fermamente pensai che ci tenesse alla sua dieta e con un po’ d’imbarazzo, infilzai una gran quantità di maccheroni con la forchetta.
–       Allora… come mai sei qui Francesco? –
–       Devo seguire un master alla Cattolica… –
–       Interessante… per cosa? –
–       Per cercare di diventare un giornalista. –
–       Bello… sai, sarebbe piaciuto anche a me farlo, ma non sono tanto bravo con le parole. –
–       E quindi cosa hai scelto? –
–       Economia… –
Ci raccontammo un po’ di storie, ma niente di intimo. Semplici storie convenevoli. Quei fatti che racconti quando non hai niente da dire e in un modo o nell’altro devi occupare quel silenzio forzato. Mi raccontò un po’ di sé. Amava le letture di ogni tipo spaziando da autori classici a quelli moderni, anche comici talvolta. Trovammo così un punto d’incontro su un comico satirico molto apprezzato da entrambi.
–       E’ strabiliante come riesce a mescolare attualità e politica in un contesto così demenziale… –
–       Per non parlare della faccia impassibile che ha, quando spara le sue battute!
Ridemmo, scherzammo e la serata quasi non diventò notte. Sembrava simpatico quello strano tipo introverso. Dopotutto chi ero io per giudicare l’introversione altrui? Avevamo due caratteri quasi simili ma questo non voleva per forza dire che saremo andati d’accordo.
Ci alzammo da tavola e ognuno si diresse alla sua stanza, ma poco prima che aprissi la porta, Francesco mi disse:
– Ah Ciro… questo week end parto. Ti lascio ancora una volta qui da solo. –

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