Storia di una casa (#10)

 2006/2007

– 10 –

La prima stanza che mi fu presentata fu la cucina. Si accedeva da una porta subito a sinistra nel piccolo atrio che fungeva da ingresso. Entrai calpestando un pavimento diverso da quello precedente. Restai sull’uscio ad osservare, mentre la donna era già in fondo alla stanza. Indicava e parlava. Le parole sembravano uscire come l’acqua da un rubinetto, senza esitazione o tentennamenti. Il clima era calmo e cordiale. La proprietaria utilizzava tutti gli artifici linguistici per mettermi a mio agio. Elargiva domande e commenti con dovuto peso. Proponeva ipotesi di spostamenti di oggetti, mobili o quant’altro, per aiutare la mia fantasia a socializzare con quell’ambiente estraneo, dimostrando anche una minima abilità d’arredatrice. La cucina però, non esaltava di particolari moderni se non per un piccolo microonde sopra il frigo. I mobili erano in legno di ciliegio e si amalgamavano per bene sullo sfondo bianco donato dalle pareti.
Un tavolo con tre sedie mi fornì un’informazione non detta: tre persone era la capienza massima che quelle mura potevano contenere. Quindi, nella mia mente si formò un’idea approssimata della grandezza massima che quella casa potesse avere.
La proprietaria, notando la mia immobilità, cercò di sbloccarmi invitandomi ad ammirare la vista che dava il piccolo balconcino della cucina.
– Vieni a vedere, da qui si vede l’interno… poi c’è un altro balcone, nell’altra stanza, che da sulla strada. Ci sono anche due staffe qui, dove si possono mettere i fili per stendere. –
Mi limitai a pronunciare un “vedo” annuendo con la testa, cosa che modificò il sorriso della donna che mi stava mostrando la chicca della stanza.
– Torniamo dentro che ti mostro il cucinotto… –

La parola “cucinotto” risuonò strana alle mie orecchie. Cercai negli angoli reconditi della mia testa, tra forme dialettali e neologismi, qualcosa che potesse darmi un significato. Niente, non comprendevo il motivo per cui l’angolo cottura venisse chiamato così. Nel seguito degli anni poi, feci un’abbondante cultura dei diversi modi di specificare una cucina a seconda di come sia disposta. Una delle tante terminologie che mi lasciò perplesso fu la differenza tra cucina abitabile e non abitabile. Venni a conoscenza che, in una città moderna, esistono cucine così piccole da non permettere alla gente di mangiare comodamente sedute a un tavolo. Da dove provenivo io, una cucina senza un tavolo con un minimo di 6 posti espandibili a 10 nei giorni di festa, non poteva esser degna di chiamarsi tale. Così, feci la mano con i nuovi neologismi imparati, come “angolo cottura”, “cucina a vista”, “cucinino”, “cucinotto” eccetera, eccetera…

Compresi che non potevo nemmeno aspirare a ottenere una cucina come quella che aveva la mia casa natale. La mia cucina sembrava oro colato in confronto. E pensare a tutte quelle lamentele che scagliavo contro mia madre per via delle ridotte dimensioni dell’ambiente in cui eravamo “costretti” a mangiare. Quanta ingenuità avevo negli anni addietro!
– Ecco! Qui c’è il lavandino, qui dei pensili, dove lasciar asciugare le robe; e qui la cucina! –
La cucina era una di quelle a gas. Quelle classiche bianche che si usavano un tempo. Ricordai che mia nonna ne aveva una uguale in garage che utilizzava in caso di emergenza per sopperire all’invasione di nipoti affamati con enormi quantità di fritture di vario genere.
Mi sembrava tutto così antico. Un tipo di antico che però non dispiaceva.

– Vieni di qua Ciro, che ti mostro il resto della casa… –
La proprietaria m’invitò a seguirla così che, uscendo, sorvolai con lo sguardo sugli altri particolari che mi restavano da vedere. Feci un rapido giudizio complessivo e valutai con una sufficienza la piccola cucina abitabile. Misi quel voto in un registro mentale in attesa di far media con le altre parti della casa, sperando, come uno studente agli sgoccioli dell’anno scolastico, che il voto complessivo potesse evitare la bocciatura.
Credevo in quella casa…

– Seguimi… aspetta che apro la porta… Ecco: questa è la camera da letto! –

3 thoughts on “Storia di una casa (#10)

  1. Ti ci vedo a fare le facce strane perchè non sai cosa vuol dire “cucinotto”… :-p
    Qui da me si usano tantissimo quei termini!!!!
    Curiosissima del seguito, attendo…
    Ti abbraccio, amico di tastiera!!!

  2. Ahimè, le cucine di una volta – spaziose, ampie, “abitabili” – non rientrano più nei progetti degli attuali costruttori di case. Queste vengono ora sacrificate per privilegiare le sale e le camere. Sta di fatto che il mio sogno rimane quello di avere una cucina con l’isola 🙂

    Bel post e bella saga, complimenti!
    Ciao,
    Scrutatrice

  3. Davvero molto toccante..se penso quante case ho visto prima di scegliere quella in cui abito ora all’uni…non ci penso proprio a cambiarla nonostante non sia proprio centralissima!

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