Storia di una casa (#6)

 2006/2007

– 6 –

In quella cucina, dove le parole dei miei racconti volteggiavano impazzite, c’era un odore particolare. Non saprei descriverlo perché fondamentalmente non era un odore, per lo più un miscuglio di profumi. Era come prendere una vecchia padella e annusarla: un po’ di fiuto e un pizzico d’immaginazione potevano dirti ogni cibo che con essa era stato cucinato. E quella cucina era così, proprio come una vecchia padella che cucinava odori. Mentre parlavo, ventate di profumi m’inondavano l’olfatto distraendomi. Profumi come il caffè fatto da un po’; una brocca con fiori freschi di stagione; l’odore tipico dell’acqua di un acquario. Sentivo anche un profumo d’incenso bruciato qualche giorno prima che si mescolava alla durezza di un profumo per ambienti alla vaniglia. Era un cocktail particolare di odori a cui non ero abituato. L’odore più usuale che la mia mente associava a una cucina era quello della pasta al sugo.
– …e questo è tutto. –
– Cavoletti! Quanta fatica che hai fatto! Ma non mi hai ancora detto il motivo per cui ti sei trasferito qui! –
– Signora Pina… ehm… Pina… questa è una storia un po’ più lunga e non so se abbiamo tempo per… –
Una porta si aprì e istintivamente volsi lo sguardo verso di essa. Un uomo brizzolato stoiò le scarpe sullo zerbino, poi entrò.
– Alla buon ora! Finalmente! – commentò Pina.
– Scusami… ma non ho trovato parcheggio. – rispose l’uomo. – Chi è il nostro ospite? – aggiunse guardandomi incuriosito.
– Sono Ciro… – dissi alzandomi in piedi.
– E’ il figlio di una lontana conoscenza… poi ti racconto. Ora non toglierti la giacca che usciamo. Ciro, ti va una pizza? –

Qualche minuto dopo fummo in strada. Mi suonava terribilmente strano andar a mangiare una pizza a piedi. Dalle mie parti era d’abitudine prendere la macchina anche solo per fare pochi metri. In quella città invece, la macchina sembrava più un intralcio che un aiuto.
– Dobbiamo sbrigarci a trovarti una sistemazione! Ora ci pensa Pina a te! –
– Grazie… lei è molto gentile. –
– Di niente… mi è capitato già altre volte di aiutare qualcuno a trovar casa qui. Basta solo tener gli occhi aperti e le occasioni capitano. –
Speravo che ciò che dicesse quella donna fosse diventato realtà. La mia natura pessimista però, continuava a martellarmi il capo in cerca di attenzioni.
Camminavamo, e anche se tra queste righe può non trasparire, la signora Pina sembrava un fiume di parole in piena. Mi raccontava di strane storie in quel di Milano, dei parenti giù al sud e di quelli del marito in Liguria. Il suo parlare mi faceva sospettare che non avesse molte persone con cui conversare, ma poco dopo mi convinsi che era una caratteristica propria del suo carattere estroverso.
– Guarda! – disse all’improvviso bloccandomi con la mano. Mi fermai e volsi lo sguardo nella direzione in cui puntava il suo. Un grosso portone si stagliava ritto di fronte a noi. Aveva delle sbarre lunghe di colore verde. Molto semplici e ordinate a intervalli regolari. Su un lato, tra le sbarre e il vetro, campeggiava un cartello arancione con la scritta “Affittasi”. Purtroppo non lo guardavo con gli stessi occhi lucenti con cui lo guardava Pina. La mia testa aveva ancora in mente le troppe delusioni date da annunci ingannevoli o già occupati. Nonostante il mio scetticismo, annotai quel numero su un foglietto in modo da non dare adito a facili rimproveri da parte della logorroica donna alle mie spalle. Misi il foglietto in tasca e finsi un sorriso.
– Visto? Che ti dicevo! Bastava solo aprire un po’ gli occhi! –
– Già… speriamo bene… Ma dove si trova questa pizzeria? Sto morendo di fame! –

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