Il negozio di Ralph Lauren (Livigno 2010 parte I)

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Ti ti ti ti ti ti.. ti ti ti ti..

 

La sveglia del mio cellulare suonò. Ero nel letto e mi rigiravo, mentre il sole che penetrava dalla finestra appannata mi batteva sugli occhi. Erano le otto ed ero a chilometri da casa. Erano le otto ed ero da solo.
Mi sentivo come nel film Mamma ho perso l’aereo. Avete presente la scena in cui il bambino si sveglia in casa e non trova nessuno? Beh, quello ero io…
In quella casa regnava il silenzio. In quella settimana la parola silenzio non l’avevo mai sentita nominare. Tra mia madre che preparava la colazione, papà che sbraitava perché c’eravamo alzati troppo tardi e i miei fratelli che litigavano per chi doveva andare prima in bagno, la mattinata era sempre un po’ movimentata.
Forse quel silenzio mi avrebbe fatto bene, era rilassante. Ma a chi volevo darla a bere… adoravo quell’irritante casino.
Mi sgranchii un po’… Sentivo i muscoli ancora indolenziti e il polso mi faceva ancora un po’ male. Mi alzai e preparai la valigia. Sembrava ieri di averla riempita per la prima volta ed ora mi trovavo qui.. a sistemare pantaloni e magliette come se un’altra vacanza stesse per iniziare. Purtroppo prima o poi si deve ritornare a casa.
Feci un giro per le stanze vuote. Tutta la combriccola era già partita col furgone verso il Sud. A me invece toccava tornare a Milano tra i libri.
Arrivai nella cucina dove c’era il divano rosso e le sedie gialle. Dove cenavamo tutti insieme. Dove giocavamo a carte e dove la sera cominciavano discorsi di politica e di attualità per finire fino a tardi. Tornai indietro nel corridoio e passai in rassegna tutte le camere da letto.
La camera di Luca… La camera di Enzo… La camera dei miei genitori… La camera dei miei fratelli…
E poi veniva la mia camera…
Mi soffermai sulla porta…
Vorrei dormire qui ancora una volta…
Vorrei stare qui e fregarmene di tutto…
Vorrei patire il freddo di questo luogo piuttosto dei problemi di altre “calde” città…
Vorrei star fermo per un momento e non pensare a niente…
Vorrei

Freddo… Faceva tanto freddo quella mattina…
Il mio trolley traballava sui ciottoli di quella piccola città. Livigno.
Nevicava leggermente e qualche fiocco mi finì in faccia. Sentivo il freddo sulla mia pelle che penetrava fino al cuore. Ero solo in quel momento… Fui l’ultimo a dover lasciare quel posto. Solo qualche giorno prima avevo percorso quella stessa strada con i miei cugini. E allora il peso del freddo non lo sentivo affatto. Chissà dove erano ora. Passai davanti al Miky’s pub e sorrisi. Pensai a tutto quello che gli avevamo fatto passare, a quel povero locale. Magari il barista era lì alla finestra e mi stava fissando. Forse sarebbe voluto uscire a rimproverami ancora per l’altra sera. Sorrisi. Un po’ di malinconia scivolò via. In fondo in fondo non volevo andarmene da lì… Quei giorni erano volati in un baleno ed ora dovevo tornare alla mia Milano.
Arrivai alla fermata. Lì vicino c’era un bar.

– Un cappuccino per piacere… –
La ragazza piccoletta dietro il bancone mi osservò un istante e subito si mise all’opera. Sentii un piacevole odore di brioches che si espandeva nell’aria.
– Scusa… mi sapresti dare un’informazione? – Chiesi alla barista.
– Certo. –
– Mi sapresti dire a che ora è il prossimo pullman per Tirano?-
– Alle 9.45… –
– Grazie… Intanto mi posso accomodare?-
– Ma certo… –
Entrai nella sala e mi sedetti al primo tavolino che trovai. Guardai l’orologio… mancava un’ora. La nordica morettina mi portò il cappuccino al tavolo. Le sorrisi per ringraziarla. Mentre mescolavo lo zucchero, mi guardai intorno. C’era un gruppetto di tedeschi seduto al tavolo a fianco che chiacchierava allegramente. Non capivo una parola…
Tirai fuori dalla borsa il mio portatile bianco e lo accesi…
Avevo giusto il tempo per far ciò che amavo di più…

Mentre dalla vetrina si vedeva l’insegna blu del negozio
di Ralph Lauren…

One thought on “Il negozio di Ralph Lauren (Livigno 2010 parte I)

  1. sai cosa?che quando vai in vacanza è come fare una gita scolastica. Dimentichi chi sei, dimentichi il passato, dimentichi i problemi….. Vivi quei giorni come se fossi un\’altra persona, nuova, forse l\’altro Ciro. La vita quotidiana ci trasforma in automi, la routine a cui siamo abituati ci ha fatto diventare quelli che siamo: studenti, lavoratori, fidanzati, sposati, madri, figli…..Mi hai fatto ricordare una gita scolastica…. Diversa dalla tua vacanza io ero con la mia classe. Il tempi volò inesorabilmente in quella Sicilia che aspettava me e i miei sogni da adolescente innamorata. forse non c\’entra niente con quello che hai scritto, ma vedi, andare in un posto significa prendere qualcosa e lasciarci qualcosa. io ho preso i ricordi e c\’ho lasciato il cuore e quando ritornai su quei banchi verdi della scuola mi sentii nostalgica perchè avevo vissuto qualcosa che mi piacesse….Buona notte!

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